lunedì 27 dicembre 2010

No alla tortura di stato. Proclamiamo il 9 febbraio “Giornata della libertà di scelta sulla propria vita”

Programma della Manifestazione del 9 febbraio 2011 a Torino
Mercoledì 9 febbraio 2011
ore 17,00 – 18,15
Salone dell’Unione Culturale Franco Antonicelli, via Cesare Battisti 4bis, Torino

Introduzione di Tullio Monti, Coordinatore della Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni
Brevi interventi di alcune delle associazioni aderenti all’appello
Intervento del prof. Carlo Augusto Viano, filosofo, Presidente del Centro Studi Piero Calamandrei

Ore 18,15 – 19,00
Fiaccolata dall’Unione Culturale Franco Antonicelli, via Cesare Battisti 4bis, alla sede della Prefettura, p.zza Castello 201, e, successivamente, alla sede RAI, via Verdi 16.

APPELLO

Per il prossimo 9 febbraio il Governo ha istituito la Giornata Nazionale degli Stati Vegetativi. Decisione moralmente mostruosa, poiché offende la memoria di Eluana Englaro, che in quel giorno finalmente vedeva un anno fa rispettata la sua volontà sul proprio corpo. Decisione istituzionalmente irricevibile, poiché ufficializza come “delitto” una sacrosanta sentenza della magistratura. Decisione che infanga la Costituzione, poiché con essa il governo intende addirittura solennizzare la pretesa invereconda che la vita di ogni cittadino, anziché appartenere a chi la vive, sia alla mercé di una maggioranza parlamentare.

Di fronte a questa vergognosa provocazione diventa inevitabile e doveroso che tutta l’Italia democratica e laica, senza eccezioni, proclami il 9 febbraio Giornata nazionale della libera scelta sulla propria vita, onorando così la memoria di Eluana, di Piergiorgio Welby, di Luca Coscioni, e dei tanti altri che oltre alla tragedia della condanna a morte per malattia hanno dovuto affrontare anche la violenza di governi che vogliono costringere i malati alla tortura delle sofferenze terminali.

MicroMega chiede a tutte le associazioni laiche, a tutte le testate giornalistiche e i siti web che si riconoscono nei valori della Costituzione, a tutte le personalità del mondo della cultura e dello spettacolo che sentono il dovere elementare di rispettare e far rispettare la decisione di ciascuno sul proprio fine-vita, di mettersi immediatamente in contatto per organizzare insieme la giornata del 9 febbraio come giornata di libertà e di dignità, attraverso iniziative che si svolgano almeno in tutti i capoluoghi di regione.

venerdì 3 dicembre 2010

8 x mille, scelte non espresse: un meccanismo micidiale

video

L'organizzazione Laica nel VCO

La "Consulta per la laicità delle Istituzioni del VCO" si è ufficialmente costituita solo nel Maggio 2010 e fa parte ormai a pieno titolo del Coordinamento Nazionale delle Consulte Laiche . Prima della costituzione ufficiale,  vi sono stati alcuni mesi di "gestazione" e di elaborazione del progetto che ha coinvolto  persone e associazioni. In pochi mesi di "esistenza" la Consulta ha promosso diverse iniziative nelle tre aree territoriale della Provincia (Su Laicità & Costituzione; Testamenti Biologici; Commemorazione Breccia di Porta Pia; Ru 486 e ruolo dei consultori) con la partecipazione di Tullio Monti, Silvio Viale, Eleonora Artesio, Mina Welby. Inoltre sul piano della comunicazione siamo presenti sul web con un gruppo facebook che ha superato i 400 membri e con un blogspot http://www.consultalaicadelvco.blogspot.com/. Abbiamo partecipato alla trasmissione televisiva "Open Street" su "VCO Sat" (ancora visibile in straming sul sito dell'emittente) e tenuto alcune conferenze stampa. Scusate se è poco. Non lo è, non per una associazione di recente costituzione che può vantare su una ampia area di interesse e consenso, ma sulla "militanza attiva" di un nucleo ancora troppo ristretto di persone. In queste settimane abbiamo riflettuto molto su come dare seguito e durata alla nostra iniziativa di lotta per laicità delle istituzioni e per la difesa e conquista dei diritti civili individuali. Lo snodo centrale è come convertire quel "diffuso consenso ed interesse" che registriamo in una maggiore partecipazione alle nostre attività. Si è pensato di promuovere un "modello di partecipazione" a progetto: individuando "aree tematiche"  e promuovendo incontri (sempre pubblici) a tema. In questo modo si pensa di ottimizzare le energie e di distribuirsi il carico di lavoro e di impegno. Naturalmente si potrà partecipare liberamente anche a  più gruppi tematici (ed anzi questa è cosa ben gradita e sollecitata). Per il momento i gruppi tematici pensati sono i seguenti:

1) Libert'aria (spazio di informazione laica e gruppo di lavoro sulla comunicazione)
2) Fine Vita (gruppo di iniziativa sulla tematiche del fine vita e sulle proposte di registri dei testamenti biologici).
3) Diritti Lgbt (gruppo di iniziativa sulla tematica della lotta contro l'omofobia e  per il  riconoscimento giuridico delle coppie  coppie omosessuali)
4) "La roba" (gruppo di iniziativa su 8 x mille; sul finanziamento pubblico alla Chiesa)
5) "Scuola Laica" (gruppo di iniziativa sul tema della laicità dell'insegnamento e dell'educazione, contro il finanziamento pubblico delle scuole confessionali, per l'abolizione dell'ora di religione nelle scuole pubbliche e per la vigilanza sul rispetto della normativa in materia di diritto alla ora alternativa alla religione).

A margine di tutto ciò vi è l'impegno a ricontattare le associazioni aderenti alla Consulta per stabilire una proficua e duratura collaborazione e la volontà di confrontarsi con il complesso delle forze politiche e sociali presenti sul territorio.
Inoltre a partire dall'inizio del nuovo anno lanceremo una campagna di iscrizioni (individuali e di associazioni) e momenti di finanziamento della nostra consulta. Come si sa non percepiamo l'8 per mille, ne altre gentili concessioni. Per fare in modo che tutto ciò abbia la forza di esistere, durare, incidere: dateci una mano.

lunedì 15 novembre 2010

Ora Alternativa alla Religione - vittoria delle Associazioni laiche

Dopo un anno di battaglie volte a ribadire l'obbligatorietà dell'attivazione dell'ora alternativa all'insegnamento della religione cattolica nelle scuole e la possibilità del relativo utilizzo dei fondi appositamente stanziati, le Associazioni Laiche Torinesi (Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni, Comitato Torinese per la Laicità della Scuola, Associazione “31 ottobre per una scuola laica e pluralista promossa dagli evangelici italiani”, CIDI Centro Iniziativa Democratica Insegnanti, CGD Coordinamento Genitori Democratici, FLC-CGIL Torino, COOGEN Coordinamento Genitori Nidi, Materne, Elementari, Medie, CUB Scuola, FNISM Federazione Nazionale Insegnanti, Gruppo di Studi Ebraici, UIL Scuola) hanno finalmente ottenuto (dopo aver dovuto per tale scopo effettuare un esposto al difensore civico della Regione Piemonte) che il Direttore dell'Ufficio Scolastico Regionale, dott. Antonio De Sanctis, ottemperasse ai doveri del proprio ufficio, informando adeguatamente tutte le scuole del Piemonte, di ogni ordine e grado, in merito alle modalità di attivazione dell'ora alternativa e di accesso ai fondi ad essa destinati.
D'ora in avanti, nessuno potrà più affermare di non conoscere la normativa in materia e di non disporre di fondi per l'ora alternativa.
Ogni mancata attivazione di questa non potrà pertanto che configurarsi per ciò che essa è, ovvero una aperta VIOLAZIONE delle LEGGI DELLA REPUBBLICA e DEI DIRITTI DEGLI STUDENTI E DELLE FAMIGLIE, che può e deve essere sanzionata per legge.

mercoledì 27 ottobre 2010

Caso Frattini: reazione del Coordinamento Nazionale delle Consulte per la Laicità delle Istituzioni.

A seguito delle violente affermazioni del ministro Frattini, l’UAAR ha inviato al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano un messaggio con il quale chiede che il ministro ritiri le sue dichiarazioni, oppure si dimetta. Il Coordinamento Nazionale delle Consulte per la Laicità delle Istituzioni e le singole Consulte esprimono il proprio sostegno alla richiesta formulata dall’UAAR. 
Il testo del messaggio del Segretario dell’UAAR Raffaele Carcano:


Signor Presidente,

il ministro degli esteri, Franco Frattini, ha scritto l’altro ieri un articolo violentissimo nei confronti di chi non crede. Ha infatti sostenuto che «l’ateismo, il materialismo e il relativismo» sono «fenomeni perversi», caratterizzati da «fanatismo e intolleranza», che «minacciano la società», e vanno pertanto combattuti con un’alleanza tra cristiani, musulmani ed ebrei.

Circostanza ancora più grave, l’articolo in questione è stato pubblicato sull’Osservatore Romano, organo di informazione della Santa Sede (il quotidiano di una delle comunità religiose coinvolte nell’alleanza, quindi, tra l’altro pubblicato all’estero) e ripubblicato sul sito del ministero degli esteri.
Un uomo dichiaratamente ateofobo che incita alla ‘Santa Alleanza’ contro una minoranza (peraltro ragguardevole) dei cittadini del suo paese, certamente non nota alle cronache per aver fomentato atti destabilizzanti o terroristici, non è degno di essere ministro di uno Stato che individua nella laicità e nella libertà di coscienza due supremi principi costituzionali.
L’UAAR, associazione di promozione sociale che ha come suo primario scopo la difesa dei diritti civili dei cittadini atei e agnostici, chiede a Lei, garante della Costituzione e dell’uguaglianza di tutti i cittadini, sancita dall’art. 3, un autorevole intervento nei confronti dell’On. Frattini affinché ritiri le sue dichiarazioni o, in caso contrario, si dimetta, perché le sue idee sono chiaramente incompatibili con la carta costituzionale e ledono la considerazione internazionale del nostro paese, che come ammette lo stesso Frattini è ormai isolato «tra i paesi fondatori dell’Unione Europea».
Sarà comunque cura dell’associazione dare il massimo risalto, nazionale e internazionale, a espressioni indegne dell’incarico rivestito.


In merito all’incredibile vicenda delle dichiarazioni rilasciate il 22 ottobre 2010 dal Ministro degli Esteri Franco Frattini all’Osservatore Romano  (giornale ufficiale della Santa Sede nella sua consistenza statuale, ovvero dello Stato della Città del Vaticano, ovvero di uno stato “estero” con il quale  il Ministro si è rapportato nella sua veste ufficiale di capo della diplomazia italiana, tanto da inserire la sua intervista nel sito del Ministero degli Affari Esteri), il Coordinamento Nazionale delle Consulte per la Laicità delle Istituzioni condivide e sostiene la richiesta di rettifica delle proprie dichiarazioni da parte del Ministro o, in alternativa, le sue dimissioni, per palese violazione della Carta Costituzionale nell’esercizio delle sue funzioni: infatti, l’art. 3, comma 1, della Costituzione della Repubblica Italiana dichiara che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Sconcerta inoltre, per la propria gravità e per la profonda ignoranza concettuale che denota, la dichiarazione del Ministro secondo la quale “lo Stato laico tutela tutte le religioni”: per smentire tale affermazione, in quanto insufficiente, basterebbe conoscere, oltre alla Costituzione della Repubblica Italiana, un qualsiasi manuale di Storia delle idee per ricavarne agevolmente il concetto che “lo Stato laico tutela tutte le religioni e tutte le concezioni del mondo, comprese quelle areligiose e quelle antireligiose”.


Tullio Monti, Portavoce del Coordinamento Nazionale delle Consulte per la Laicità delle Istituzioni 


a nome anche di:

Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni

Consulta Romana per la Laicità delle Istituzioni
Consulta Triestina per la Laicità delle Istituzioni
Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni
Consulta della Provincia di Pesaro e Urbino per la Laicità delle Istituzioni
Consulta del Verbano-Cusio-Ossola per la Laicità delle Istituzioni
Consulta Valdostana per la Laicità delle Istituzioni                                                               
Consulta Napoletana per la Laicità delle Istituzioni

martedì 26 ottobre 2010

Frattini sull’”Osservatore Romano”: “ateismo minaccia società, alleanza monoteista”

L’Osservatore Romano, organo di informazione della Santa Sede, ha pubblicato ieri un articolo del ministro degli esteri italiano, Franco Frattini, con cui si invita a realizzare una “Santa” alleanza contro l’ateismo. Ha scritto il ministro: “I cristiani dovranno essere consapevoli anche di ricercare con i musulmani un’intesa su come contrastare quegli aspetti che, al pari dell’estremismo, minacciano la società. Mi riferisco all’ateismo, al materialismo e al relativismo. Cristiani, musulmani ed ebrei possono lavorare per raggiungere questo comune obiettivo. Credo che occorra un nuovo umanesimo per contrastare questi fenomeni perversi, perché soltanto la centralità della persona umana è un antidoto che previene il fanatismo e l’intolleranza”.
Frattini ha altresì rivendicato di aver agito contro la sentenza di Strasburgo che ha detto ‘no’ alla presenza del crocifisso nelle aule scolastiche: ” Sono convinto che il Crocifisso rappresenti il diritto a esprimere il proprio credo e che non vi sia nessuna contraddizione tra questo simbolo, che è un simbolo di pace e di riconciliazione, e lo Stato laico che tutela tutte le religioni. Uno Stato che tutela però anche la mia religione, quindi ho il diritto di professarla anche pubblicamente”. Il ministro ha tuttavia espresso “grande dolore” rilevando che “solo l’Italia tra i Paesi fondatori dell’Unione europea ha sottoscritto questo ricorso”.


In merito alle violente affermazioni del ministro Frattini (cfr. Ultimissima di ieri), l’UAAR ha inviato oggi al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano un messaggio con il quale chiede che il ministro ritiri le sue dichiarazioni, oppure si dimetta. L’associazione invita tutti i soci e i simpatizzanti a scrivere a loro volta al Capo dello Stato, esprimendo, anche in una sola riga, il proprio sostegno alla richiesta formulata dall’UAAR.

Il testo del messaggio:

Signor Presidente,

il ministro degli esteri, Franco Frattini, ha scritto l’altro ieri un articolo violentissimo nei confronti di chi non crede. Ha infatti sostenuto che «l’ateismo, il materialismo e il relativismo» sono «fenomeni perversi», caratterizzati da «fanatismo e intolleranza», che «minacciano la società», e vanno pertanto combattuti con un’alleanza tra cristiani, musulmani ed ebrei.

Circostanza ancora più grave, l’articolo in questione è stato pubblicato sull’Osservatore Romano, organo di informazione della Santa Sede (il quotidiano di una delle comunità religiose coinvolte nell’alleanza, quindi, tra l’altro pubblicato all’estero) e ripubblicato sul sito del ministero degli esteri.
Un uomo dichiaratamente ateofobo che incita alla ‘Santa Alleanza’ contro una minoranza (peraltro ragguardevole) dei cittadini del suo paese, certamente non nota alle cronache per aver fomentato atti destabilizzanti o terroristici, non è degno di essere ministro di uno Stato che individua nella laicità e nella libertà di coscienza due supremi principi costituzionali.
L’UAAR, associazione di promozione sociale che ha come suo primario scopo la difesa dei diritti civili dei cittadini atei e agnostici, chiede a Lei, garante della Costituzione e dell’uguaglianza di tutti i cittadini, sancita dall’art. 3, un autorevole intervento nei confronti dell’On. Frattini affinché ritiri le sue dichiarazioni o, in caso contrario, si dimetta, perché le sue idee sono chiaramente incompatibili con la carta costituzionale e ledono la considerazione internazionale del nostro paese, che come ammette lo stesso Frattini è ormai isolato «tra i paesi fondatori dell’Unione Europea».
Sarà comunque cura dell’associazione dare il massimo risalto, nazionale e internazionale, a espressioni indegne dell’incarico rivestito.

Cordiali saluti
Raffaele Carcano -Segretario UAAR

lunedì 25 ottobre 2010

Buona partenza per Antonella Trapani, neosegretaria provinciale del VCO del PD

In una intervista a "Ecorisveglio" (a firma Arianna
Parsi) del 21 Ottobre Antonella Trapani, nuova segretaria provinciale del
Partito Democratico ha risposto ad una domanda sul tema della laicità. E ha
risposto così: "Secondo me sono gli elettori, o i potenziali elettori a dirci
che non vogliono più compromessi. Non serve quindi un compromesso con i
cattolici sui temi etici, semplicemente perchè basta spiegare bene che alcune
sono scelte individuali, mi riferisco ad aborto, testamento biologico ad
esempio, e queste scelte vengono capite. Gli elettori non sono stupidi. Sono
stanchi dei compromessi". Ottimo "start-up" per la neo Segretaria del PD
provinciale, alla quale vanno i nostri migliori auguri. Aspettiamo che queste
condivisibili dichiarazioni siano seguite dall'impegno nelle amministrazioni e
nei consigli comunali per la approvazione dei registi per i testamenti
biologici, campagna promossa dalla nostra Consulta.

giovedì 21 ottobre 2010

Scuola. I fondi per l'ora alternativa ci sono e sono a carico della direzione generale

Lo precisa una nota dell'Ufficio scolastico della regione Lombardia

 I soldi per finanziare l'ora alternativa all'insegnamento della religione cattolica (IRC) ci sono; anzi, ci sono sempre stati. Lo afferma l'Ufficio scolastico della Regione Lombardia che lo scorso 27 settembre ha emanato una nota (protocollo n. MUIR AOODRLO R.U. 15451) con precise indicazioni riguardo la nomina degli insegnanti per l'ora alternativa. Questi ultimi dovranno essere reperiti tra i docenti della scuola, o tra quelli inclusi nelle graduatorie dell'istituto, e il loro pagamento non ricadrà sulla scuola stessa, bensì sulla direzione generale. Un'informazione, quest'ultima, mai veramente chiarita ai dirigenti scolastici che hanno spesso addotto problemi di bilancio per giustificare la non attivazione dell'ora alternativa.
“È proprio il caso di dirlo: il re è nudo!”, si sfoga il valdese Luciano Zappella, vice presidente dell'Associazione “31 Ottobre, per una scuola laica e pluralista” che spiega come i riflettori sull'ora alternativa siano stati riaccesi dalle “decisione, prima del ministro Fioroni e poi della ministra Gelmini, di assegnare l’attribuzione del credito scolastico da parte dei docenti di religione cattolica”, decisione che “si è rivelata un boomerang”. Se infatti il Consiglio di Stato, rispetto ai numerosi ricorsi di associazioni (tra cui la stessa 31 Ottobre), ha dato ragione al Ministero, non ha però potuto che ribadire la necessità da parte delle scuole di garantire l’ora alternativa all’IRC, onde evitare discriminazioni. Sono così partiti numerosi esposti in varie regioni. Tra tutti quello sostenuto dalla UAAR (Unione atei e agnostici razionalisti) che lo scorso mese di luglio ha portato il tribunale di Padova a condannare un Istituto e il Ministero al risarcimento di 1500 euro alla famiglia di una bambina alla quale era stata negata l'ora alternativa. “Adesso anche la 'foglia di fico' della mancanza di fondi è caduta – afferma Zappella -. Come Associazione 31 ottobre non possiamo che esprimere la nostra soddisfazione. Sarebbe però fuori luogo parlare di vittoria, visto che si tratta semplicemente di dare attuazione ad un diritto. Ma in Italia, si sa, i diritti sono spesso merce rara”.
(NEV  20 ottobre 2010 )

sabato 9 ottobre 2010

A Domodossola bocciato il registro per i testamenti biologici. Ma non rassegnamoci

Lunedì 4 a Domodossola, il consiglio comunale si è pronunciato sull’ordine del giorno di “Sinistra unita” relativo alla “Proposta di istituzione del Registro  delle dichiarazioni anticipate di trattamenti sanitari e di fine vita”.
Il risultato potete immaginarlo: non è passata 


 Hanno votato a favore quattro su 21: oltre al proponente Giancarlo Lotto, Sterpone del gruppo “Impegno per Domodossola”, Santopolo e Spataro consiglieri del PD; il terzo del PD, Vanni, è andato via prima della discussione, il quarto era assente.
La motivazione contro,  invocata da coloro che sono intervenuti della maggioranza, è stata che “creerebbe confusione, perché non spetta ai comuni intervenire su questi temi, visto che si sta legiferando in parlamento” oppure “non avrebbe valore legale, perciò i medici non potrebbero tenerne conto” (l’assessore Villani); banali e pretestuose motivazioni, ma anche le più diffuse, che sottovalutano il valore civile e culturale dei Registri e nascondono  la grande balla sottintesa, che nega un fatto incontrovertibile: una Legge ce l’abbiamo, eccome, l’art.32 della Costituzione  parla chiaro:
“ La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”
La legge fondamentale dello Stato è considerata carta straccia, come lo è su tanti altri temi di vitale importanza d’altronde; una legge ordinaria, necessaria solo se applicativa di quella superiore, non c’è ancora, ma uscirà presto e sarà la legittimazione della tortura di Stato: il famigerato testo Calabrò-CEI, già passato al Senato, è in calendario per dicembre alla Camera, i nostri zuavi moderni sono all’opera per partorire l’ennesima pastoia clericale e anticostituzionale. Contro ogni evidenza scientifica e medica, per costoro un sondino in pancia o in trachea non è “trattamento sanitario”: ci sarebbe da
ridere, se non fosse per le conseguenze drammatiche che tale enormità da incompetenti produce.
L’ultima vicenda del premio  Nobel al professor Edwards, che in Italia, secondo la legge 40 del 2004, sarebbe un fuorilegge, per il suo contributo alla ricerca in materia di
fecondazione assistita e a favore delle cellule staminali,
evidenzia come quel crocefisso
imbullonato in tutte le istituzioni pubbliche, svettante e invadente nelle cime di tutte le nostre belle montagne, è il simbolo non di colui (povero cristo) che è in croce, come ipocritamente, o ingenuamente, molti dicono, ma di coloro che mettono in croce, è la mistica della sofferenza e del dolore istituzionalizzata: partorirai con dolore, vivrai con dolore, morirai con dolore!
“Quando si tratta di nascere l' utilizzo della scienza e della "tecnica" è per loro considerato un abuso,  bisogna farlo come natura prevede e non come i progressi della scienza medica oggi consentono. Risultato, chi vuole figli e non li può avere secondo natura, deve annegare in un mare di tristezza.
Al contrario,  capovolgendo il ragionamento, chi vuol morire  secondo natura  deve prolungare la propria esistenza in un mare di sofferenza perchè non è un più un abuso utilizzare i progressi della scienza per allungare il tempo della morte.
Se i progressi della medicina vengono rifiutati quando si tratta di nascere ed accolti quando si tratta di morire si deve concludere che tristezza e sofferenza sono i veri capisaldi dei "sacralizzatori" della vita, ovvero il sadismo ha preso il posto dell'amore” come dice anche Farina Concioni
 http://www.radicali.it/comunicati/nobel-medicina-scienza-vita-farina-coscioni-sadismo-ha-preso-posto-dellamore 
 
Ma il primo principio della logica, il principio di non contraddizione, è quello che quotidianamente viene smentito per far quadrare il cerchio; per far sembrare ovvio ciò che è assolutamente illogico e irrazionale, oltre che crudele; per  far passare l’arroganza e la prepotenza per bontà, amore e rispetto della vita: quale vita? Deboli coi forti, forti con i deboli: questa è la morale dei nostri politici imbelli. L’episodio del Registro
dei testamenti biologici negato è solo l’ennesimo  della nostra politica clericale, illiberale e iniqua; è un’occasione mancata per dare voce, una volta, al tanto sbandierato “popolo” che, almeno in questo tema, si può ben dire, è più avanti dei politici che dicono di rappresentarlo: oltre un anno fa, gruppo uaar e radicali abbiamo raccolto 210 firme a Domodossola e Verbania e spedito al senatore Ignazio Marino, quando era presidente della commissione sanità che discuteva le proposte di legge sul tema in oggetto; abbiamo parlato con tantissime persone di ogni età e di ogni colore, che si pronunciavano in modo favorevole all’autodeterminazione sul fine vita e raccontavano esperienze drammatiche da cui avevano tratto insegnamento e maturato sensibilità; tutti i
sondaggi ufficiali che sono stati fatti dimostrano questo dato, ma “il popolo” lo si invoca solo quando è per avvallare le peggiori ingiustizie e nefandezze.
Grande è l’indignazione e lo sgomento che provo; forte la preoccupazione a constatare che anche chi esprime in privato, dove restano, idee di opposizione a tanto squallore,  poco fa per testimoniarle in pubblico, almeno con la  presenza e il sostegno alle iniziative, pur modeste, che vorrebbero contrastarlo.
 
Antonietta Dessolis,
referente uaar e componente della consulta laica del  VCO

venerdì 8 ottobre 2010

Comunicato stampa

Lettera a tutte le scuole del VCO per un anno scolastico senza discriminazioni su base religiosa
“E` precisa volontà della scrivente associazione fare in modo che, nell’anno scolastico 2010/2011 l’attività didattica alternativa all’insegnamento della religione cattolica sia garantita a tutti coloro che l’hanno richiesta, e senza alcun tipo di discriminazione.”
Così inizia la lettera della Consulta laica del VCO inviata a tutte le scuole della nostra provincia
«L’insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica, con insegnanti scelti dal vescovo e pagati dallo stato, per due ore la settimana a partire dai tre anni di età, non è cosa da democrazia liberale». Ad esprimere questo semplice concetto il coordinatore della Consulta che ha fatto propria l'iniziativa dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti e continua: «Ma a questo si aggiungono ulteriori discriminazioni: l’ora alternativa, scelta laica e civile costituzionalmente garantita, viene spesso negata, ostacolata, o tradotta in ripieghi indegni di una scuola moderna.»
L’UAAR ha recentemente ottenuto una importante vittoria legale: il 30 luglio scorso, il Tribunale di Padova ha stabilito che l’attivazione dell’ora alternativa costituisce “un obbligo”, e che la sua mancata attivazione costituisce “un comportamento discriminatorio illegittimo”. Non solo: è stato riconosciuto che la lesione del diritto a non avere l’ora alternativa, configurando discriminazione per causa di religione, comporta una responsabilità risarcitoria in capo alla pubblica amministrazione. Questa ordinanza del Tribunale di Padova, la circolare del ministero dell’istruzione n. 59 del 23/7/2010 (in cui si evidenzia la necessità di assicurare “l’insegnamento dell’ora alternativa alla religione cattolica agli alunni interessati”), la decisione del Consiglio di Stato 2749/2010 (in cui è stabilito, relativamente all’insegnamento alternativo, che “la sua istituzione deve considerarsi obbligatoria per la scuola” e che di questo il ministero “dovrà necessariamente farsi carico”) rendono conclamato il diritto di ottenere insegnamenti alternativi a quello cattolico.
«E` falso che l’ora alternativa sottragga risorse alla scuola, e che addirittura la sua attivazione causerebbe l’impoverimento dell’offerta formativa. E` vero il contrario» dichiara Jean-Félix Kamba che chiarisce: «I fondi ci sono, stanziati nel bilancio del ministero, occorre solo che i dirigenti scolastici facciano il loro lavoro e il loro dovere, utilizzandoli e nominando supplenti annuali se necessario, e arricchendo così l’offerta formativa. Molte sono le esperienze positive già attivate nelle scuole virtuose, facciamole crescere e conoscere, per una scuola migliore».

L’attivazione di insegnamenti alternativi a quello della religione cattolica è un diritto conclamato e ormai giuridicamente inattaccabile.
saluto cordialmente.
Confidando che la sua testata dia opportuna informazione sull'iniziativa,
Il coordinatore della Consulta Laica del VCO
Jean-Félix Kamba Nzolo  

lunedì 4 ottobre 2010

Ernesto Rossi: La bussola della laicità, ieri e oggi.

Ho deciso di inviare senza modifiche e quasi integralmente una mia relazione del 1998 ad un convegno dedicato al centenario della nascita di Ernesto Rossi che nella mia Città, Verbania, conobbe il carcere negli anni bui della dittatura fascista. Rileggendo la mia relazione, gli interventi a quel convegno e ripensando soprattutto a Rossi ci si accorge di come l’attualità di quei contenuti e di quelle riflessioni sia aumentata  anziché diminuire. Questo perché oggi, a distanza di dodici anni, da una parte abbiamo assistito ad una recrudescenza mondiale degli integralismi religiosi  ed a una riapertura drammatica dei conflitti di religione e dall’altra ad una crisi radicale dei livelli di laicità nel nostro malandato Paese. Fecondazione assistita, testamento biologico, ricerca scientifica, unioni civili: su questi e su molti altri temi in questi anni si è scatenata una offensiva senza pari del fronte confessionale, alla quale, bisogna riconoscerlo, non ha retto una “diga” laica, troppo fragile e frammentata. Ma non è tutto. Purtroppo. Oggi assistiamo addirittura ad un attacco potentissimo al concetto stesso, al principio ed al significato stesso del termine “laicità”. Si vorrebbe una epurazione linguistica ed una capitolazione semantica del termine laicità. Si vorrebbe toglierla ai laici. Con operazioni simboliche come il revisionismo attorno alla commemorazione del XX Settembre, oppure con incursioni fortissime del clero nella promozione di una “nuova laicità”: che semplicemente è “non laicità”. Per questo ricordare figure come quella di Ernesto Rossi non è solo una pur utile commemorazione storica di un personaggio dei più importanti della nostra storia, ma significa soprattutto guardare al qui ed ora. Anzi al domani.
Fabio Ruta


FABIO RUTA
LA BUSSOLA DELLA LAICITA’, IERI E OGGI *

Questo primo appuntamento del Convegno dedicato al centenario della nascita ed al trentennale della morte di Ernesto Rossi, nella città che lo conobbe detenuto antifascista di Giustizia e Libertà, prende il titolo da un’opera, “Il manganello e l’aspersorio” (1958), allo stesso tempo di fondamentale importanza per la comprensione del pensiero laico e anticlericale del Rossi e di interesse storico e storiografico.
Il manganello e l’aspersorio è un testo prezioso che contiene una mole impressionante di note bibliografiche e citazioni  della stampa d’epoca, in particolare di quella cattolica, come la rivista dei gesuiti “La Civiltà Cattolica” e il giornale della Santa Sede “L’Osservatore Romano”, e di quella fascista come “Il Popolo d’Italia”. Attraverso lo studio di numerose fonti, tra cui le encicliche del Vaticano e le dichiarazioni del Duce e dei massimi esponenti della gerarchia fascista, Ernesto Rossi ricostruisce il complesso rapporto tra chiesa e fascismo (e tra chiesa e nazismo, tra chiesa e regimi autoritari).
Il Rossi, portando a sostegno delle sue tesi una infinità di esempi, Considera il Vaticano, al pari della Confindustria e della grande imprenditoria di allora, un soggetto fortemente corresponsabile della ascesa al potere di Mussolini e del perdurare del regime fascista.
Quello fra fascismo e chiesa sarebbe stato un matrimonio di interessi nel quale Mussolini rinunciava alla campagna antireligiosa delle origini e imponeva la religione cattolica come religione dello Stato, l’insegnamento religioso nelle scuole pubbliche e il radicarsi di istituti privati di diretta osservanza confessionale; operava un forte sostentamento economico agli istituti bancari della chiesa in crisi (è il caso del Banco di Roma), moltiplicava i finanziamenti pubblici al clero. Lanciava, insomma, una intesa forte fra regime e chiesa volta a superare la separazione fra religione e nazione operata dal liberalismo e dal risorgimento. (Ma non si può non ricordare che la separazione tra stato e chiesa  e soprattutto la radicale opposizione alla presenza in politica delle ingerenze della gerarchia ecclesiastica era un tratto fondamentale anche nel codice genetico delle ideologie socialiste. Tanto il socialismo riformista quanto quello rivoluzionario subirono il fascino delle teorie marxiste sulla “religione come oppio dei popoli”, mentre i movimenti anarchici e antiautoritari si ispiravano apertamente al pensiero anticlericale del filosofo cosmopolita russo Michail Bakunin – che scrisse il noto testo “Dio e lo Stato”, la cui edizione italiana conobbe la prefazione, nel 1887, di Filippo Turati. Era diffusa opinione fra le sinistre comuniste, socialiste, anarchiche che la religione dovesse rimanere un “fatto privato” e che per mezzo della elevazione delle condizioni materiali delle masse proletarie si potesse liberare queste ultime dal bisogno religioso. Anche in presenza di posizioni talvolta ambigue dei partiti storici di riferimento queste opinioni nel popolo della sinistra, pur con forti diversificazioni fra le diverse anime, nel corso della storia sono rimaste diffuse e presenti).
La scelta di Mussolini ovviamente comportava un prezzo alto, e il fascismo contemporaneamente reprimeva aspramente  nel sangue, disperdeva ed aggrediva quelle realtà cristiane, cattoliche e popolari che si opponevano all’instaurarsi di un regime autoritario che informava di sé, con la violenza, ogni sfera della vita pubblica, sociale, civile. Al centro delle ricerche del Rossi vi furono più aspetti che connotarono diversi pontificati, ma l’obiettivo si ferma con maggiore insistenza sul regime pattizio e concordatario siglato fra Mussolini e il Vaticano di Pio XI. Regime che si sostanzia  nella unicità della religione cattolica quale religione dello stato. Il concordato e i Patti del Laterano, con i loro contenuti di favore, porteranno Pio XI a definire il duce come “l’uomo della provvidenza”. Colui cioè che colpo dopo colpo, in cambio della benedizione delle gerarchie ecclesiastiche, aveva demolito il concetto di separazione tra stato e chiesa.
Quello stesso “uomo della provvidenza” che, scriverà il Rossi “aveva mandato in esilio, in galera o all’altro mondo i più valorosi difensori della democrazia e trasformato il Parlamento in una claque di applauditori a comando”. Nella introduzione ai suoi numerosi scritti Ernesto Rossi ama avvalersi di citazioni che contengono il senso della sua opposizione al potere politico della chiesa cattolica. Così introdurrà nel ’66 la raccolta di scritti “Pagine Anticlericali” citando un passo dai “Quadarni dal carcere” di A. Gramsci:
“Per comprendere bene la posizione della chiesa nella società moderna, occorre comprendere che essa è disposta a lottare solo per difendere le sue particolari libertà corporative (di chiesa come chiesa, organizzazione ecclesiastica), cioè i privilegi che proclama legati alla propria essenza divina; per questa difesa la chiesa non esclude nessun mezzo, né l’insurrezione armata, né l’attentato individuale, né l’appello alla invasione straniera. Tutto il resto è trascurabile relativamente, a meno che non sia legato alle condizioni esistenziali proprie. Per “dispotismo” la chiesa intende l’intervento dell’autorità statale laica nel limitare e sopprimere i suoi privilegi, non molto di più: essa riconosce qualsiasi potestà di fatto e, purché non tocchi i suoi privilegi, la legittima; se poi accresce i suoi privilegi la esalta e la proclama provvidenziale”.
Ma la critica di Rossi alla chiesa cattolica non si ferma alla critica delle collusioni con il fascismo, né alla denuncia del ruolo delle gerarchie ecclesiastiche nella “guerra santa di Abissinia”, o di quello giocato dai gesuiti nel capitolo amaro delle persecuzioni antisemite e antiebraiche, né ancora alla sempre forte denuncia rivolta a Pio XII (papa Pacelli ancora cardinale fu il massimo artefice nel 1933 del concordato con la Germania) che di fatto con un radio-messaggio del 16 Aprile ’39 e successive dichiarazioni benedì la efferata controrivoluzione in Spagna a opera del generale golpista Franco. La critica di Rossi al clericalismo di cui si può trovare traccia in numerosi scritti, come Il Sillabo, e in molti articoli del dopoguerra è una critica ancor oggi attuale poiché concepisce la laicità dello stato come il fondamento di un patto di cittadinanza fra credenti e non e fra confessioni diverse. Egli fu un forte critico dell’art. 7 della Costituzione italiana, fu un forte oppositore dei concordati e uno strenuo difensore della libertà di coscienza contro il dogma e la dottrina. Discepolo di Salvemini fa propria la seguente dichiarazione del suo maestro: “E’ solo dopo essere vissuto in paesi protestanti che io ho capito pienamente quale disastro morale sia per il nostro Paese non il cattolicesimo astratto,  che comprende 6.666 forme di possibili cattolicesimi, fra cui quelle di S. Frencesco e S. Gasparone, di Savonarola e di Molinas, di Santa Caterina e di Alessandro VI, ma quella forma di “educazione morale” che il clero cattolico dà al popolo italiano e che i papi vogliono sia sempre data al popolo italiano”.
In qualità di studioso e giornalista, scrittore e uomo di pensiero svincolato da rigide appartenenze di partito, si occupa dei rapporti fra chiesa e stato attraverso la lettura di diversi aspetti quali l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole e le modalità di finanziamento del Vaticano nonché le ingerenze delle gerarchie ecclesiastiche nel dibattito sociale e politico. Così scrive nella già citata introduzione alle Pagine Anticlericali:  “Ritengo che il Vaticano sia oggi il più pericoloso centro di coordinamento e direzione delle forze reazionarie di tutto quanto il mondo”  e denuncia la censura che i testi in favore della laicità incontrano nel mondo della editoria scrivendo: “l’editore che si volesse mettere controcorrente dovrebbe rinunciare alla pubblicazione dei libri scolastici e temere il boicottaggio governativo”. A posteriori queste dichiarazioni espresse nella introduzione alle Pagine Anticlericali  possono far riflettere, a maggior ragione se si considera che molti scritti del dopoguerra di impostazione laica sono a tutt’oggi fuori catalogo e sostanzialmente non rintracciabili (…).
Proprio da questo Convegno può venire un appello al mondo della editoria affinché acquisti maggiore sensibilità e ripubblichi materiali che altrimenti andrebbero persi alla memoria storica collettiva e alla conoscenza delle generazioni future. Ancora dalla discussione di questa sera mi aspetto, oltre all’approccio storico che i relatori sicuramente sapranno offrire al pensiero e all’opera di Ernesto Rossi, anche una qualche riflessione sulla attualità che quel modo di guardare alla società di allora può avere rispetto alla società di oggi. Sull’attualità e centralità dei rapporti che intercorrono oggi, e non ieri,  fra il nostro stato e la chiesa cattolica, sul concordato che oggi regola tali relazioni, ma anche sul ruolo che tutt’ora ricopre il Vaticano non mancando di intervenire per condizionare le politiche nazionali, come nel caso della cosiddetta “parità scolastica”, e levando alta la sua voce ogni qualvolta tematiche a connotazione “etica” si affacciano sulla scena del dibattito politico. Ciò avviene con una massiccia ed invadente presenza nei mezzi di comunicazione di massa, siano questi carta stampata o emittenti radiofoniche e televisive, sia la loro proprietà “privata” o rispondente al “servizio pubblico”. Ernesto rossi era un antifascista sicuramente libertario poiché esaltava il libero arbitrio, la libertà di scelta e coscienza, dunque quelle che possiamo definire le libertà ed i diritti civili. Diritti civili che possono concretizzarsi solo dentro a un quadro certo di una piena laicità dello stato, che in Italia appare ancora dimezzata e precaria; basti pensare al meccanismo di finanziamento del clero attraverso l’otto per mille IRPEF regolato da modalità dubbie che ammettono alla distribuzione  di questa quota di gettito fiscale, oltre allo stato, solo confessioni religiose, riconoscendone alcune e negando lo stesso riconoscimento ad altre, ma soprattutto escludendo a priori da queste ripartizioni  le realtà laiche del volontariato, come quella della ricerca medica e scientifica o della lotta alla fame ed al sottosviluppo. Ancora la laicità dello stato appare minacciata dalla potente influenza, nella vita politica come nell’humus socio-culturale del Paese, delle posizioni della chiesa contrarie alla maternità consapevole, al riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali e lesbiche, alla riforma delle fallimentari leggi proibizioniste in materia di droghe.
In difesa della libertà di coscienza Ernesto Rossi scriveva proprio ne Il manganello e l’aspersorio: “Solo una netta separazione del potere civile dal potere ecclesiastico; solo il divieto rigoroso a tutti i preti di intervenire, come preti, nella vita politica, solo la riduzione della religione ad affare strettamente privato può consentire alla democrazia di svilupparsi nel senso da noi desiderato”.
Da queste riflessioni può venire un appello al mondo politico affinché ritrovi la bussola della laicità necessaria a costruire quel terreno di libertà, tolleranza e diritti che renda possibile una giusta convivenza fra le diverse religioni, culture e visioni del mondo. Ciò è necessario alle soglie di un terzo millennio che si annuncia ricco di migrazioni, che si vuole aperto alla mescolanza di culture e civiltà e lontano dagli integralismi.

·         Relazione di Fabio Ruta a “Ernesto Rossi: economista, federalista, radicale” Convegno per il centenario della nascita di E.R., tenutosi a Verbania il 23-24-25 gennaio 1998. Promosso da Provincia del Verbano – Cusio – Ossola, Partito Radicale, Comitato Ernesto Rossi. Sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica, in collaborazione con la Direzione della Scuola di Polizia Penitenziaria di Verbania. Patrocinato da Regione Piemonte, Provincia del VCO, Comune di Verbania, Banca Popolare di Intra. Gli atti del convegno sono pubblicati nel volume “Ernesto Rossi – Economista, federalista, radicale” A cura di Lorenzo Strik Lievers, introduzione di Emma Bonino – Marsilio (2001).


Riunione della Consulta Laica del VCO

Giovedì 07 ottobre, ore 21

presso la Sala Pestalozzi (accanto alla Chiesa Evangelica) in C.so Mameli 19

Ingresso libero

giovedì 23 settembre 2010

L'ora di religione, video realizzato dal Gruppo Laicità della Cgil e dalla Comunità Valdese di Savona

video

Il Sinodo delle Chiese Valdesi e Metodiste sull'esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici

Il Sinodo,

- saluta favorevolmente la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) di Strasburgo del 3 novembre 2009, che ha dichiarato l'esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche italiane (caso Lautsi c. Italia) lesivo del diritto dei genitori di educare i propri figli secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche e del principio di laicità della scuola 
- deplora l'uso strumentale che del crocifisso è stato fatto, e continua ad essere fatto, da responsabili di uffici pubblici e, da ultimo, anche a mezzo di ordinanze di alcuni sindaci
- si duole che il Governo italiano, anziché conformarsi alla decisione della CEDU abbia presentato ricorso alla Grande Camera della Corte stessa

ribadisce
- che la Costituzione afferma i principi fondamentali di uguaglianza di tutti i cittadini senzadistinzione di religione (art. 3 della Costituzione) e di eguale libertà di tutte le religioni dinanzi alla legge (art. 8)
- che la giurisprudenza della Corte costituzionale stabilisce che l’atteggiamento dello Stato deve essere segnato da equidistanza e imparzialità, indipendentemente dal numero dei membri di una religione o di un’altra
- che per la Corte costituzionale il principio di laicità ha natura di “principio supremo”

ritiene
- che il crocifisso non possa essere considerato “simbolo della civiltà e della cultura”italiane
- che in particolare la scuola costituisca un ambito privilegiato per la formazione del cittadino e che quindi al suo interno, pur nel rispetto delle diverse identità religiose e culturali degli insegnanti, degli allievi e delle loro famiglie, si debba riaffermare e difendere il principio di laicità auspica che le istituzioni europee contribuiscano a rafforzare le norme a tutela dei principi di pluralismo e di laicità propri di ogni democrazia.

venerdì 17 settembre 2010

20 settembre a Domodossola

Un po’ di laicità in città  J
 dalle ore 18
al Centro Servizi Volontariato
In vicolo Facini (p.zza Chiossi)

A 140 anni dalla breccia di Porta Pia

Parliamo del XX Settembre:  1870- 2010
Parliamo del potere temporale dei papi
Parliamo dell’Unità d’Italia
Parliamo della laicità delle istituzioni: attualità, problemi e prospettive;  promozione e proposte della Consulta laica del VCO

PROGRAMMA:

Ø  ore 18 Visione del film storico  di Luigi Magni
Nell’anno del Signore (1825)

Ø  ore 20 cena fredda con torte salate, formaggi e affettati
Ø  ore 21  Dibattito sul XX settembre e… dintorni: memoria storica e revisionismi

Consulta del VCO per la Laicità delle Istituzioni. Chi siamo?

La “Consulta del VCO per la laicità delle istituzioni” è un’associazione di associazioni e di singoli cittadini che intendono:

Promuovere e contribuire all’affermazione concreta del supremo principio costituzionale della laicità dello Stato, delle scuole pubbliche e delle istituzioni; ottenere il riconoscimento della pari dignità e legittimità di fronte alla legge di tutti i cittadini, indipendentemente dalle loro convinzioni filosofiche o religiose. In particolare, l’abolizione di ogni privilegio accordato, di diritto o di fatto, a qualsiasi istituzione confessionale; iniziative di collaborazione e di reciproco scambio delle associazioni laiche della provincia al fine di promuovere una loro più visibile ed incisiva presenza culturale.      La consulta del VCO aderisce al coordinamento nazionale delle consulte laiche.
Si battono inoltre per una avanzata politica di difesa, conquista e promozione  dei diritti civili individuali: dal testamento biologico ai diritti delle coppie omosessuali alla modifica della politiche in materia di droghe, da una più incisiva e capillare  campagna di informazione contraccettiva e difesa della legge 194 sull’Ivg all’abrogazione della normativa proibizionista in materia di fecondazione assistita.



COME CONTATTARCI
Per essere informato sulle nostre iniziative, condividere opinioni e contenuti, puoi cercare il nostro gruppo “Consulta del VCO per la laicità delle istituzioni” su Facebook, contattarci ai seguenti numeri di telefono:340-6592727 (Fabio Ruta, area Verbano); 3319902109 (Gianpiero Bonfantini, area Cusio); 339-7492413 (area Ossola) 3497585574 (Luca Coppa, Domodossola); Coordinatore 347-8545135 o via mail a consultavco@yahoo.it.

Hanno già aderito alla consulta: Arci Vco; Arcigay “Nuovi Colori” Verbania; Agedo; Associazione Luca Coscioni; UAAR; Presidio G. Ambrosoli di “Libera”; esponenti della Chiesa evangelica metodista Verbania.
Le adesioni di singoli cittadini o associazioni che condividono scopi e principi della consulta sono sempre aperte.

Consulta del VCO per la Laicità delle Istituzioni

Carta dei principi


    1. Costituiscono conquiste irrinunciabili della civiltà umana, nelle sue più alte espressioni: la cultura della tolleranza, la cultura del rispetto dell’autonomia, della libertà e della responsabilità individuali, la cultura della razionalità e della distinzione fra pubblico e privato.
    1. La dimensione e l’istituzione pubbliche implicano il riconoscimento di uno spazio comune che garantisca libertà e diritti per ciascuno e per tutti, entro il quale gli individui ed i gruppi sociali trovino possibilità di libere relazioni, senza interferenze reciproche lesive.
    La dimensione privata riguarda l’ambito di espressione degli individui e delle loro libere associazioni, comprese quelle religiose.
    C.  Le diverse comunità di individui, liberamente costituite e garantite, entro i limiti costituzionali, possono rivestire ruolo pubblico, ma non devono assumere funzioni prevaricatrici sul patto di civile convivenza, garantito dalla legge, secondo il quale i diritti dell’individuo devono trovare adeguata tutela e protezione anche nell’ambito e nei confronti delle stesse comunità di appartenenza, siano esse familiari, etniche, linguistiche, religiose,  ideologiche, o di qualsiasi altro tipo.
    1. La progressiva secolarizzazione culturale ed il processo di separazione fra religione e morale, fra religione e politica, fra trono ed altare, fra Stato e Chiese, fra reato e peccato, fra leggi umane e leggi divine, a partire dall’Umanesimo, dal Rinascimento, dalla Riforma Protestante, dall’Illuminismo, hanno dato vita ai moderni concetti di laicità, di libertà di coscienza e di religione, di democrazia, di liberalismo, di libertarismo,  di socialismo, di costituzionalismo, di garantismo nella distinta o congiunta declinazione dei principi di eguaglianza e libertà.
    1. La laicità non è un sistema di valori rigido, né una ideologia, in opposizione ad altri sistemi di valori o ideologie, bensì libero confronto fra idee e valori; essa è al tempo stesso un valore ed un metodo capace di delimitare uno spazio pubblico, neutro e comune a tutti i cittadini di ogni credo religioso o morale, che accoglie in sé, su un piano di uguaglianza, il libero estrinsecarsi di qualsiasi professione di fede e di qualsivoglia concezione del mondo, assicurando la libera, civile e pacifica convivenza a tutti i cittadini,  siano essi credenti, atei, agnostici, razionalisti, scettici, indifferenti od altro.
    L’atteggiamento laico implica che i soggetti pubblici rinuncino concordemente ad applicare alla sfera collettiva, pubblica e politica i propri principi e verità religiosi ed i propri valori etici assoluti e non negoziabili, potenzialmente confliggenti con verità religiose e valori etici assoluti altrui, quando dovessero limitare le altrui libertà di espressione o di azione, ed a volerli imporre a tutti i cittadini in forza di legge. 
    La laicità, antitesi del dogmatismo e sempre rispettosa dei diritti umani, afferma la libera ricerca delle molteplici verità relative, attraverso l’esame critico e la discussione.
    1. Lo Stato laico costituisce l’opposto dello Stato confessionale (o dello Stato etico), cioè dello Stato che assume come propria una determinata religione (o ideologia) e ne privilegia i fedeli rispetto ai seguaci di altre religioni (o ideologie).
    Lo Stato laico si fonda su una concezione non sacrale del potere politico, come attività autonoma rispetto alle confessioni religiose; le quali tuttavia, collocate fra loro su uno stesso piano di uguale libertà,  possono esercitare la loro attività.
    Lo Stato laico non professa pertanto una ideologia antireligiosa, irreligiosa o atea: semplicemente esso non ne professa alcuna.
    In quanto garantisce a tutte le confessioni ed a tutti i cittadini libertà di religione e di culto, senza istituire nei loro confronti né un sistema di privilegi, né un sistema di controlli, lo Stato laico non tutela soltanto l’autonomia del potere civile dal potere religioso, ma egualmente l’autonomia delle organizzazioni religiose rispetto  al potere temporale, che non può imporre ai cittadini alcuna professione di ortodossia confessionale (la “religione di Stato”).
    La laicità dello Stato tutela anche tutte le confessioni religiose, che trovano nello Stato laico, e solo in esso, le garanzie certe per l’esercizio della libertà religiosa; essa risulta pertanto incompatibile con l’esistenza del Concordato fra lo Stato Italiano e la Chiesa Cattolica, che privilegia una  confessione religiosa a scapito delle altre e delle diverse concezioni del mondo.