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giovedì 9 maggio 2013

Proposta di legge di iniziativa popolare su: Rifiuto di trattamenti sanitari e liceita’ dell’eutanasia




Relazione

Ben oltre la metà degli italiani, secondo ogni rilevazione statistica, è a favore dell'eutanasia legale, per poter scegliere, in determinate condizioni, una morte opportuna invece che imposta nella sofferenza. I vertici dei partiti e la stampa nazionale, invece, preferiscono non parlarne: niente dibattiti su come si muore in Italia, tranne quando alcune storie personali si impongono: Eluana e Beppino Englaro, Giovanni Nuvoli, i leader radicali Luca Coscioni e Piero Welby.
Oggi, chi aiuta un malato terminale a morire - magari un genitore o un figlio che implora di porre fine alla sofferenza del proprio caro - rischia molti anni di carcere. Il diritto costituzionale a non essere sottoposti a trattamenti sanitari contro la propria volontà è costantemente violato, anche solo per paura, o per ignoranza. La conseguenza è il rafforzamento della piaga tanto dell'eutanasia clandestina che dell'accanimento terapeutico.
Per rimediare a questa situazione, proponiamo poche regole e chiare, che stabiliscano con precisione come ciascuno possa esigere legalmente il rispetto delle proprie decisioni in materia di trattamenti sanitari, ivi incluso il ricorso all'eutanasia.

“Rifiuto di trattamenti sanitari e liceità dell'eutanasia”

Articolo 1
Ogni cittadino può rifiutare l’inizio o la prosecuzione di trattamenti sanitari, nonché ogni tipo di trattamento di sostegno vitale e/o terapia nutrizionale. Il personale medico e sanitario è tenuto a rispettare la volontà del paziente ove essa:
1) provenga da soggetto maggiorenne;
2) provenga da un soggetto che non si trova in condizioni, anche temporanee, di incapacità di intendere e di volere, salvo quanto previsto dal successivo articolo 3;
3) sia manifestata inequivocabilmente dall’interessato o, in caso di incapacità sopravvenuta, anche temporanea dello stesso, da persona precedentemente nominata, con atto scritto con firma autenticata dall’ufficiale di anagrafe del comune di residenza o domicilio, “fiduciario per la manifestazione delle volontà di cura”.
Articolo 2
Il personale medico e sanitario che non rispetti la volontà manifestata dai soggetti e nei modi indicati nell’articolo precedente è tenuto, in aggiunta ad ogni altra conseguenza penale o civile ravvisabile nei fatti, al risarcimento del danno, morale e materiale, provocato dal suo comportamento.
Articolo 3
Le disposizioni degli articoli 575, 579, 580 e 593 del codice penale non si applicano al medico ed al personale sanitario che abbiano praticato trattamenti eutanasici, provocando la morte del paziente, qualora ricorrano le seguenti condizioni:
1) la richiesta provenga dal paziente, sia attuale e sia inequivocabilmente accertata;
2) il paziente sia maggiorenne;
3) il paziente non si trovi in stato, neppure temporaneo, di incapacità di intendere e di volere, salvo quanto previsto dal successivo articolo 4;
4) i parenti entro il secondo grado e il coniuge con il consenso del paziente siano stati informati
della richiesta e, con il consenso del paziente, abbiano avuto modo di colloquiare con lo stesso;
5) la richiesta sia motivata dal fatto che il paziente è affetto da una malattia produttiva di gravi
sofferenze, inguaribile o con prognosi infausta inferiore a diciotto mesi;
6) il paziente sia stato congruamente ed adeguatamente informato delle sue condizioni e di tutte le possibili alternative terapeutiche e prevedibili sviluppi clinici ed abbia discusso di ciò con il medico; 
7) il trattamento eutanasico rispetti la dignità del paziente e non provochi allo stesso sofferenze fisiche. Il rispetto delle condizioni predette deve essere attestato dal medico per iscritto e confermato dal responsabile della struttura sanitaria ove sarà praticato il trattamento eutanasico .
Articolo 4
Ogni persona può stilare un atto scritto, con firma autenticata dall’ufficiale di anagrafe del comune di residenza o domicilio, con il quale chiede l’applicazione dell’eutanasia per il caso in cui egli successivamente venga a trovarsi nelle condizioni previste dall’art. 3, comma 5 e sia incapace di intendere e volere o manifestare la propria volontà, nominando contemporaneamente, nel modo indicato dall’art. 1, un fiduciario, perché confermi la richiesta, ricorrendone le condizioni.
La richiesta di applicazione dell’eutanasia deve essere chiara ed inequivoca e non può essere soggetta a condizioni. Essa deve essere accompagnata, a pena di inammissibilità, da un’autodichiarazione, con la quale il richiedente attesti di essersi adeguatamente documentato in ordine ai profili sanitari, etici ed umani ad essa relativi.
Altrettanto chiara ed inequivoca, nonché espressa per iscritto, deve essere la conferma del fiduciario.
Ove tali condizioni, unitamente al disposto di cui al precedente art. 3, comma 7 siano rispettate, non si applicano al medico ed al personale sanitario che abbiano attuato tecniche di eutanasia, provocando la morte le paziente, le disposizioni degli articoli 575, 579, 580 e 593.

domenica 17 luglio 2011

COMUNICATO STAMPA CONSULTA LAICA VCO: DI CHI E' IL MIO CORPO?


COMUNICATO STAMPA


Di chi è il mio corpo?
“Ripristinare la libertà di scelta dei cittadini. Fermare la deriva confessionale del Paese”
n governo irresponsabile, delegittimato ed in affanno ha approvato alla camera (con la complicità di esponenti clericali delle opposizioni), in periodo estivo, un provvedimento di legge sul fine vita, che nega la libertà di scelta dei cittadini. Obbligandoli a ricevere forzatamente  trattamenti fortemente invasivi. Si tratta di un normativa che scava un solco profondo tra l’Italia e le moderne democrazie, che hanno quadri legislativi rispettosi del principio di libero arbitrio. E’ una scelta confessionale e proibizionista, che costringerà persone e molte famiglie a  recarsi all’estero per vedere rispettata la volontà individuale di persone in condizioni di malattia terminale. Il mondo laico si preparerà a raccogliere le firme, quando questo provvedimento che calpesta i diritti delle persone verrà definitivamente approvato al senato. La “Consulta per la Laicità delle Istituzioni del VCO”, che negli scorsi mesi aveva invitato consiglieri comunali del territorio a presentare proposte di delibera istitutiva dei registri dei testamenti biologici nei comuni (e continua a farlo, poiché questa campagna a livello nazionale prosegue), si farà promotrice nel nostro territorio delle iniziative che verranno messe in campo per cancellare questa brutta pagina di oscurantismo medioevale. Saremo al fianco di Mina Welby e Beppino Englaro. Invitiamo i cittadini, le forze politiche -  sociali – sindacali, a mettersi in contatto con noi per creare un comitato provinciale a sostegno delle battaglie per la “libertà di scelta”. Di seguito troverete il comunicato stampa del Coordinamento Laico Nazionale al quale aderiamo. Chiediamo ai mezzi di informazione di rendere pubblici entrambi i documenti, fra loro collegati e complementari.

Per la “Consulta per la Laicità delle Istituzioni del VCO”:
Jean- Félix Kamba Nzolo (Coordinatore)
Fabio Ruta (segretario organizzativo)
Antonietta Dessolis (referente zona ossola)
Gianpiero Bonfantini (referente zona cusio)

venerdì 15 luglio 2011

Il DDL Calabrò è crudele e imporrà nuove sofferenze ai cittadini

COORDINAMENTO LAICO NAZIONALE
12 LUGLIO 2011
COMUNICATO STAMPA

BIOTESTAMENTO. DDL calabro' e' crudele
e IMPORRA' NUOVE sofferenze ai cittadini.

I portavoci del Coordinamento Laico Nazionale, Maurizio Cecconi e Cinzia Gori,
in merito all'approvazione del ddl Calabrò alla Camera dei Deputati.


“Le associazioni aderenti al Coordinamento Laico Nazionale sono portatrici di diverse opzioni filosofiche, esistenziali e confessionali, eppure unite dai seguenti principi: difendere e rispettare l'autodeterminazione terapeutica, diritto soggettivo e perfetto; difendere la laicità delle Istituzioni, con la consapevolezza che è questa la premessa ineludibile per il rispetto di tutte le molteplici diversità presenti nella società italiana, sempre più plurale”.

“Fermo restando che tutti hanno diritto alle cure e all'assistenza, l'articolo 32 della Costituzione riconosce ad ogni singola persona il diritto di non curarsi, anche se tale condotta può esporla al rischio della morte”.

La volontà espressa dalla persona, doverosamente informata, è il presupposto della stessa liceità del trattamento sanitario, che per sua natura ricomprende anche l'alimentazione e l'idratazione forzata, in quanto presuppone l'intervento di sanitari e della somministrazione di farmaci. Se alcune cautele sono ovviamente necessarie, esse attengono unicamente alla verifica della reale volontà della persona (testamento biologico) e alle garanzie che essa sia attuata. Il consenso espresso dall'individuo è infatti l'unico presupposto per la liceità dell'attività del medico, al quale non è riconosciuto un generico diritto di curare a prescindere dalla volontà dell'ammalato”.

“Se il diritto all'autodeterminazione terapeutica viene riconosciuto in maniera indiscutibile a chi è in grado di intendere e di volere, negarlo a chi ha perso queste capacità significa disconoscere il suo essere “una persona”. Significa negare la condizione di individuo a coloro che hanno perso le capacità intellettive e volitive. Significa spogliarli dei loro diritti, calpestare la loro dignità e disconoscere la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani”.

“Il solo pensiero che la violenza di un trattamento sanitario possa essere imposto ad una persona anche in presenza d'una esplicita volontà contraria dovrebbe giustamente spaventarci da un lato e, dall'altro, stimolarci alla ribellione civile. E senza dubbio questa violenza va definita come inutile e crudele”.

“Per questi motivi con fermezza diciamo no al ddl Calabrò, con la consapevolezza che la vita del diritto e il diritto a una vita e a un fine-vita autodeterminato s'intrecciano indissolubilmente.”.

Maurizio Cecconi
Cinzia Gori
portavoci

Coordinamento Laico Nazionale
E-Mail: coordinamento.laico.nazionale@gmail.com
Sito: http://bit.ly/laicita
Facebook: http://on.fb.me/hOmnve
Twitter: http://twitter.com//cln_italia
Associazioni aderenti al Coordinamento Laico Nazionale

Academia Philosophiae Naturalis
AldES - Associazione Laica di Etica Sanitaria
Arcigay Roma
Arcigay Valle d'Aosta
Associazione Azimuth
Associazione Culturale Altrevie
Associazione Culturale Civiltà Laica
Associazione Culturale Itinerari Laici
Associazione Difesa Consumatori e dei Diritti Civili
Associazione Diritti e Torti
Associazione Famiglie Arcobaleno
Associazione Forum Donne Giuriste
Associazione Laicità e Diritti
Associazione La Meridiana
Associazione Libera Uscita
Associazione Per Eluana
Associazione radicale Adelaide Aglietta
Associazione radicale Certi Diritti
Associazione radicale Valdostana "Loris Fortuna"
Associazione Viottoli
Centro di Documentazione, Ricerca e Studi sulla Cultura Laica Piero Calamandrei
Circolo Liberalsocialista "Carlo Rosselli"
Comitato Altavoce
Comitato Laici Trentini
Comitato Piero Gobetti
Consulta di Bioetica
Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni
Consulta Napoletana per la Laicità delle Istituzioni
Consulta Provincia di Pesaro Urbino per la Laicità delle Istituzioni
Consulta Romana per la Laicità delle Istituzioni
Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni
Consulta Triestina per la Laicità delle Istituzioni
Consulta Valle d'Aosta per la Laicità delle Istituzioni
Consulta Verbano-Cusio-Ossola per la Laicità delle Istituzioni
COOGEN – Coordinamento Genitori Nidi Materne Elementari Medie
Coordinamento Nazionale delle Consulte per la Laicità delle Istituzioni
Coordinamento Torino Pride LGBT
CRIDES - Centro romano d'iniziativa per la difesa dei diritti nella Scuola
Democrazia Laica
Fondazione Critica Liberale
Fondazione Religionsfree
Iniziativa Laica
Liberacittadinanza
Liberi di Decidere
Movimento Radical Socialista
Per l'Umana Stagione
Rete Laica Bologna
Società di Cremazione di Mantova
Società di Cremazione di Novara
Società di Cremazione di Udine
UAAR – Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti
YWCA/UCDG – Unione Cristiana delle Giovani

Media

Cattolicesimo reale
Cronache Laiche
Informare per Resistere
Italialaica.it
L'Ateo
LucidaMente – Rivista di cultura ed etica civile
No God - Atei per la laicità degli Stati
Non Credo
Quaderni Laici
UAAR Ultimissime
Verità Laica

venerdì 20 maggio 2011

NO alla crudeltà della legge Calabrò




Testamento biologico

SULLA MIA VITA SCELGO IO
NO alla crudeltà della legge Calabrò






Se approvato, il testo Calabrò esproprierà il cittadino della possibilità di decidere sulla sua salute e sulla sua vita. E' una battaglia su un principio fondamentale di democrazia: l'autodeterminazione dell'individuo. Siamo intenzionati a non arrenderci all'approvazione di questo testo, che contiene norme palesemente incostituzionali. Se passerà il vaglio della Presidenza della Repubblica, siamo pronti già da ora a raccogliere firme per un referendum abrogativo e appoggiare i ricorsi alla Corte costituzionale.
Il colore scelto per questa campagna che si preannuncia lunga è l'arancione: facciamo girare la voce e coloriamo borse, magliette, cappelli e quant'altro con un pezzo di stoffa arancione.

SOSTIENI ANCHE TU LA "RIVOLTA ARANCIONE"

Manifesto sul testamento biologico e sul fine-vita
Sulla mia vita scelgo io
No alla crudeltà della legge Calabrò

“Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Costituzione, Articolo 32.

Noi associazioni aderenti al Coordinamento Laico Nazionale, siamo portatrici di diverse opzioni filosofiche, esistenziali e confessionali, eppure unite dai seguenti principi e intendimenti:
  • difendere e rispettare l'autodeterminazione terapeutica, diritto soggettivo e perfetto, garantito dall'articolo 32 della Costituzione;
  • difendere la laicità delle Istituzioni, con la consapevolezza che è questa la premessa ineludibile per il rispetto di tutte le molteplici diversità presenti nella società italiana, sempre più plurale: diversità politiche, religiose, etniche, di genere e di orientamento sessuale;
  • difendere i principi della Costituzione e dello stato di diritto.
Fermo restando che tutti hanno diritto alle cure e all'assistenza, l'articolo 32 della Costituzione riconosce ad ogni singola persona il diritto di non curarsi, anche se tale condotta può esporla al rischio della morte.
La volontà espressa dalla persona, doverosamente informata, è il presupposto della stessa liceità del trattamento sanitario, che per sua natura ricomprende anche l'alimentazione e l'idratazione forzata, in quanto presuppone l'intervento di sanitari e della somministrazione di farmaci.
Se alcune cautele sono ovviamente necessarie, esse attengono unicamente alla verifica della reale volontà della persona (testamento biologico) e alle garanzie che essa sia attuata. Il consenso espresso dall'individuo è infatti l'unico presupposto per la liceità dell'attività del medico, al quale non è riconosciuto un generico diritto di curare a prescindere dalla volontà dell'ammalato.
Se il diritto all'autodeterminazione terapeutica viene riconosciuto in maniera indiscutibile a chi è in grado di intendere e di volere, negarlo a chi ha perso queste capacità significa disconoscere il suo essere “una persona”. Significa negare la condizione di individuo a coloro che hanno perso le capacità intellettive e volitive. Significa spogliarli dei loro diritti, calpestare la loro dignità e disconoscere la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.
Il solo pensiero che la violenza di un trattamento sanitario possa essere imposto ad una persona anche in presenza d'una esplicita volontà contraria dovrebbe giustamente spaventarci da un lato e, dall'altro, stimolarci alla ribellione civile. E senza dubbio questa violenza va definita come inutile e crudele.
Per questi motivi diciamo no, con fermezza, al ddl Calabrò, con la consapevolezza che la vita del diritto e il diritto a una vita e a un fine-vita autodeterminato s'intrecciano indissolubilmente.

CLN - Associazioni aderenti

AldES - Associazione Laica di Etica Sanitaria
Arcigay Roma
Arcigay Valle d'Aosta
Associazione Azimuth
Associazione Culturale Altrevie
Associazione Culturale Civiltà Laica
Associazione Culturale Itinerari Laici
Associazione Difesa Consumatori e dei Diritti Civili
Associazione Diritti e Torti
Associazione Famiglie Arcobaleno
Associazione Forum Donne Giuriste
Associazione Laicità e Diritti
Associazione La Meridiana
Associazione Libera Uscita
Associazione Per Eluana
Associazione radicale Adelaide Aglietta
Associazione radicale Certi Diritti
Associazione radicale Valdostana "Loris Fortuna"
Associazione Viottoli
Centro di Documentazione, Ricerca e Studi sulla Cultura Laica Piero Calamandrei
Circolo Liberalsocialista "Carlo Rosselli"
Comitato Altavoce
Comitato Laici Trentini
Comitato Piero Gobetti
Consulta di Bioetica
Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni
Consulta Napoletana per la Laicità delle Istituzioni
Consulta Provincia di Pesaro Urbino per la Laicità delle Istituzioni
Consulta Romana per la Laicità delle Istituzioni
Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni
Consulta Triestina per la Laicità delle Istituzioni
Consulta Valle d'Aosta per la Laicità delle Istituzioni
Consulta Verbano-Cusio-Ossola per la Laicità delle Istituzioni
COOGEN – Coordinamento Genitori Nidi Materne Elementari Medie
Coordinamento Nazionale delle Consulte per la Laicità delle Istituzioni
Coordinamento Torino Pride LGBT
CRIDES - Centro romano d'iniziativa per la difesa dei diritti nella Scuola
Democrazia Laica
Fondazione Critica Liberale
Fondazione Religionsfree
Iniziativa Laica
Liberacittadinanza
Liberi di Decidere
Movimento Radical Socialista
Per l'Umana Stagione
Rete Laica Bologna
Società di Cremazione di Novara
Società di Cremazione di Udine
UAAR – Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti
YWCA/UCDG – Unione Cristiana delle Giovani
Media
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lunedì 14 febbraio 2011

Testamento biologico. Una legge che non rispetta la libertà dei figli di Dio

di Maria Bonafede, Moderatora della Tavola valdese

Il 9 febbraio di due anni fa moriva Eluana Englaro. Tutti ricordiamo quella vicenda, il clamore e le polemiche contro il gesto di amore e di pietà voluto da Beppino Englaro per rispettare la volontà di Eluana. Alla compostezza e alla misura con cui Beppino Englaro ha vissuto quella vicenda, purtroppo non hanno corrisposto atteggiamenti analoghi da parte dei suoi detrattori e dei suoi critici.
Eppure, io sono certa che la vicenda di Eluana ha creato un precedente dal quale non si può tornare indietro nonostante il cattivo gusto e l’inopportunità della decisione del Consiglio dei ministri di indire una "giornata degli stati vegetativi”, nonostante la proposta di legge Calabrò, già approvata dal Senato, che va contro la dignità e la libertà dei cittadini e contro la libertà di coscienza sancita dalla Costituzione.
La perseveranza di Englaro ha creato una coscienza diversa e diffusa che in questi anni ha aperto riflessioni plurali su tante cose.
Si è capito che in tanti casi la morte non è un fatto naturale ma dipende dalla decisione dei medici. La scienza medica rende la vita più lunga ma non sempre migliore. Se quindi non è la “natura” a decidere, chi deve decidere della morte? Il paziente? il medico? la famiglia? la chiesa? La mia risposta è che a decidere può essere solo il paziente. Non si può imporre il proprio punto di vista ad un altro, nessuno lo può fare, né un medico, né un familiare, né una chiesa. Oggi questa semplice realtà, che d’altronde la Costituzione afferma e che per molti era acquisita da sempre, è più diffusa, è diventata patrimonio di tanti.
Non siamo eterni minori che hanno bisogno di essere guidati e presi per mano da qualcuno che pensa di sapere qual è il nostro bene. Siamo donne e uomini adulti, con la schiena diritta. La fatica di vivere, ma anche la bellezza della vita, è che possiamo e dobbiamo prendere decisioni che nessuno può prendere al nostro posto. Questo vale anche per la conclusione della nostra vita. E nel caso non fossimo più in grado di farlo è importante che le persone che ci amano e ci conoscono possano chiedere che sia rispettata la nostra volontà e la nostra visione delle cose.
La chiesa valdese sa da sempre che la vita è un dono che riceviamo da Dio insieme alla libertà e alla responsabilità di farne qualcosa di buono, di metterla al servizio del prossimo, di cercarne il senso insieme agli altri uomini e alle altre donne. Nessuno può frapporsi tra la nostra coscienza e Dio, nessuno può mediare, nessuno ci può togliere il bene prezioso della coscienza individuale e la libertà di decidere e anche eventualmente di sbagliare. Una legge come quella proposta dal ddl Calabrò, che vorrebbe ridurre le persone a minori sotto tutela, è una legge che non rispetta la Costituzione e, ne sono profondamente convinta, nemmeno la libertà dei figli di Dio (nev-notizie evangeliche 06/11).