martedì 17 novembre 2015

Nous Sommes Paris. Laicità antidoto contro integralismo

“Nous Sommes Paris, la laicità è l’antidoto ad ogni integralismo”


Ancora una volta, dopo la strage nella redazione di “Charlie Hedbo” (giornale satirico deliberatamente laico ed anticlericale), ad essere colpita dalla barbarie del terrorismo integralista islamico è la capitale della Francia. L’orrore suscitato per l'uccisione a sangue freddo delle vittime – soprattutto giovani – in luoghi di aggregazione come la sala concerti di un teatro o un ristorante, lascia sgomenti, senza parole. E’ un orrore difficile da scacciare dagli occhi e dal cuore. Ad essere colpita è la culla del libero pensiero, del multiculturalismo, del diritto. La Francia libertaria dei diritti civili, della laicità delle istituzioni. Laicità delle istituzioni che è “conditio si ne qua non” e sinonimo di libertà e democrazia. Patto di convivenza che consente ad ognuno di professare il proprio culto o di vivere secondo i propri principi aconfessionali, seguendo il principio cardine del rispetto del libero arbitrio individuale e della neutralità delle istituzioni di fronte al fatto religioso. La nostra Consulta nell’esprimere dolore, cordoglio e solidarietà commossa ai parenti ed agli amici delle vittime, alla società francese nel suo complesso, rilancia l’auspicio per una Europa unita, laica e libera come quella progettata nel “Manifesto di Ventotene”. “Manifesto di Ventotene” immaginato e scritto da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi negli anni bui del confino fascista. Oggi come allora bisogna combattere ogni integralismo, totalitarismo, autoritarismo. La Consulta del VCO per la Laicità delle Istituzioni invita le comunità islamiche di tutto il mondo (ed in particolare quelle italiane e del proprio territorio) a combattere apertamente, quotidianamente e con determinazione la minaccia dell’integralismo e del fondamentalismo. Non limitandosi ad occasionali e circostanziate prese di distanza in occasione di eventi particolarmente traumatici e tragici. Chiediamo di più. Proponiamo l’adozione di una strategia di contrasto all’islamismo radicale più esplicita, che arrivi a segnalare alle istituzioni preposte, qualora si manifestino comportamenti sospetti di simpatia o collateralismo all’islamismo radicale. Questo necessario ed indispensabile comune impegno può favorire quell’incontro tollerante e rispettoso tra culture diverse e quella integrazione che costituiscono nello stesso tempo gli anticorpi contro il volgare razzismo e contro l’ignobile fondamentalismo medioevale. Fondamentalismo ed integralismo islamico di cui è sbagliato nascondere la matrice religiosa, che coincide con una strategia globale di terrore che insanguina diversi continenti e che compie scempio e strage di civiltà e di vite umane quotidianamente, nel mondo arabo, in Africa, per arrivare a colpire nel profondo il cuore dell’Europa. Fondamentalismo pericoloso ed orribile come il Nazismo. E che come il Nazismo va combattuto e vinto, contrastando anche i traffici e gli interessi economici che vengono intrattenuti (anche da occidentali) con quelle potenze e quei poteri che sostengono finanziariamente il Califfato.


La Consulta del Verbano Cusio Ossola per la Laicità delle Istituzioni

venerdì 13 novembre 2015

Riunione del 12 novembre 2015

Alla riunione di ieri sera erano assenti causa diversi motivi i rappresentanti di alcune associazioni, sono state comunque prese poche ma importanti decisioni:
 - La riprogrammazione a breve di una data in cui poter trovarsi realmente tutti, sempre presso gli uffici dell'Arci di Verbania
 - L'impegno ad effettuare un incontro ogni mese, anche in numero più ristretto e non necessariamente nella stessa sede, al fine di tenere sotto osservazione il termometro della laicità, valutare eventuali fatti occorsi di interesse ed attinenza con i nostri princìpi, e se ritenuto necessario emettere un comunicato da parte della Consulta, della cui estensione si assumerà la cura il nostro Fabio Ruta, da pubblicare sulla stampa locale
 - - Su suggerimento di alcuni membri, la realizzazione prima della fine dell'anno di banchetti informativi sulla coltivazione della canapa per vari scopi, come il tessile e il manifatturiero, e sulla legalizzazione della cannabis sia a scopo terapeutico che ludico
 - Lo studio sulla possibilità di inserire il tema della laicità all'interno di programmi di approfondimento scolastico nelle scuole della provincia, con la possibilità di organizzare incontri grazie alla collaborazione dei docenti
 - L'apertura ai soggetti politici che vogliano confrontarsi sul tema della laicità, e che vogliano partecipare ai nostri incontri per confrontarsi, mantenendo comunque immutate l'autonomia e la trasversalità caratteristiche della Consulta 
 - La volontà di organizzare una giornata, nei primi mesi dell'anno prossimo, sul tema dei soldi e dei costi della Chiesa, con l'idea di conferire un riconoscimento agli autori degli ultimi libri usciti sugli scandali vaticani, Nuzzi e Fittipaldi, ed avere almeno uno di loro presente qui da noi in quella giornata, insieme a Monica Lanfranco (responsabile del coordinamento nazionale delle consulte per la laicità delle istituzioni, scrittrice e collaboratrice del "Fatto Quotidiano"), ad un esponente nazionale dei Radicali esperto su questo tema e a un responsabile dell'UAAR per le campagne contro la valanga di soldi inopinatamente incassati dalle istituzioni clericali.

venerdì 13 marzo 2015

Matrimonio Egualitario, contro ogni discriminazione di genere


Comunicato Stampa

"I laici del vco per il matrimonio egualitario, contro ogni discriminazione di genere"

La Consulta del vco per la Laicità delle istituzioni - come altre consulte ed associazioni laiche in Italia - sostiene l'esigenza di cancellare ogni discriminazione di genere ed approvare il matrimonio egualitario. Matrimonio per tutti dunque: coppie eterosessuali come coppie composte da persone dello stesso sesso. E con eguali diritti: compreso quello di potere accedere alla adozione. E relativamente a questo tema consideriamo come gravissimo il dietrofront parlamentare sulla adozione ai “single”. A maggior ragione proprio perché motivato dalla assurda ostilità verso le coppie omosessuali e dalla eventualità che quella scelta aprisse loro la via alla possibilità di adottare. Il discorso delle cosiddette "unioni civili" dovrebbe riguardare, secondo il nostro pensiero, tutte quelle convivenze che (a prescindere dall'orientamento sessuale) non scelgono di accedere all’istituto matrimoniale ma ugualmente desiderano e necessitano di alcuni diritti e tutele legati a vincoli affettivi e di reciprocità. In questa ottica anche la proposta avanzata dal premier Renzi appare come un piccolo passo in avanti, ma assai tardivo e del tutto insufficiente. Incapace di allineare il nostro Paese alle legislazioni avanzate di molte democrazie: che hanno scelto senza indugi il criterio del matrimonio egualitario, anziché riconoscimenti di "serie b". Condividiamo nello spirito, per il valore concreto e simbolico, la proposta del Sindaco di Verbania Silvia Marchionini relativa alla istituzione di un registro comunale per le unioni civili. Chiediamo inoltre al Sindaco Marchionini (ed agli altri Sindaci del VCO) di ufficializzare la loro disponibilità alla trascrizione da parte dell'anagrafe comunale dei matrimoni - di coppie composte da persone dello stesso sesso contratti all'estero da cittadini del proprio comune. Inoltre é importante che gli enti locali siano promotori di attive  politiche di contrasto alla omofobia ed al bullismo omofobico nelle scuole. In questo campo é preziosissima l'esperienza di associazioni come Arcigay ed Agedo.

Greta Moretti
(Coordinatrice della Consulta del VCO per la Laicità delle Istituzioni)

Luca Coppa  
(Segretario Organizzativo della Cons. del VCO per la Laicità delle Istituzioni)

Fabio Ruta
(membro della Assemblea  del Coordinamento Nazionale delle Consulte per la Laicità delle Istituzioni)

giovedì 8 gennaio 2015

Nous sommes Charlie

Il barbaro attentato stragista alla redazione Parigina di Charlie Hebdo, pone tutti di fronte alla pervasività del pericolo integralista e fondamentalista. Occorre evitare la logica della guerra di religione e difendere i principi della democrazia laica e pluralista, fondata sulla libertà di pensiero, espressione, critica. Chi pensa di combattere l'integralismo islamico rispolverando la "religione di Stato" come clava identitaria, con la retorica dei presepi e dei crocifissi nelle scuole e negli edifici pubblici, scende su un terreno retrivo ed inaccettabile. Chi pensa inoltre di etichettare ogni straniero, ogni migrante, come potenziale pericolo terrorista crea un clima favorevole allo sviluppo del razzismo e della xenofobia. L'antidoto all'odio ed alla violenza si chiama difesa della democrazia, della libertà e delle sue radici illuministe. Si chiama difesa dei diritti civili e del principio costituzionale di laicità delle istituzioni. Lotta ad ogni forma di dogmatismo, autoritarismo, oscurantismo. La satira di C.H. rappresenta un baluardo di libertà espressiva, valore fondante della cultura democratica. Nous sommes Charlie.

giovedì 26 giugno 2014

COMUNICATO STAMPA: La Consulta del VCO per la Laicità delle Istituzioni, in collaborazione con l’associazione Luca Coscioni, convoca una conferenza stampa sabato 28 giugno 2014 alle ore 11.30 presso il Municipio di Cesara in piazza Marconi, per l’apertura ufficiale del registro per il testamento biologico alla presenza del sindaco Erika Bonfanti. Alcuni cittadini depositeranno le proprie disposizioni anticipate di trattamento e saranno spiegate le modalità di utilizzo del registro. La cittadinanza è invitata a partecipare all’evento, che rappresenta un passo in più verso l’affermazione della libertà e dei diritti civili nel nostro Paese. Greta Moretti, Coordinatrice della Consulta Laica del V.C.O.

domenica 9 marzo 2014

Beppino Englaro a Omegna. Dibattito su Laicità e Diritti


Con il patrocinio del



COMUNE DI OMEGNA

 Sabato 22 Marzo

Ore 15,30
Villa Ex Biblioteca, Parco Maulini

OMEGNA (VB)

 TAVOLA ROTONDA / DIBATTITO



“LAICITA’ &  DIRITTI CIVILI: ITALIA FANALINO DI CODA. FINO A QUANDO?”


 

 Interverranno

BEPPINO ENGLARO

TULLIO MONTI (portavoce del “Coordinamento Nazionale delle Consulte per la Laicità delle Istituzioni”)

MICHELE DE LUCIA (giornalista, saggista)

STEFANO SALERNO (Presidente “Ass. Arcigay Nuovi Colori Onlus”) 
Promuove l’iniziativa


 


venerdì 27 settembre 2013

Ora di religione, lettera al provveditorato




Comunicato stampa, lettera aperta

“Antistorica e sbagliata l’ora di religione nelle Scuole Pubbliche. Deve essere presto abolita. E nel frattempo le scuole sono obbligate a garantire le alternative previste dalla legge”

 

Alla Cortese attenzione del Dott. Antonio Catania

Dirgente Reggente Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca

Ufficio Scolastico Regionale per il Piemonte

Ufficio XIII Ambito territoriale per la provincia del Verbano Cusio Ossola

 

Noi Laici siamo radicalmente contrari alla antistorica imposizione dell’Insegnamento della Religione Cattolica nelle scuole pubbliche. Questo istituto, pagato coi soldi di tutti i cittadini, rappresenta una grave lesione dei principi democratici di laicità, di rispetto del pluralismo religioso e della libertà pensiero. La adozione di materie alternative non soddisfa affatto tali principi, poiché essa avviene come alternativa alla obbligatorietà dell’insegnamento della religione, che noi vorremmo con urgenza superato e che non riteniamo consono ad un sistema formativo moderno, pluralista, multi religioso, multiculturale ed inclusivo. La normativa in vigore appare dunque ipocritica e deficitaria: l’IRC andrebbe abolita una volta per tutte, senza alcuna esitazione.  L’educazione alla cittadinanza o lo studio dei sistemi di pensiero (atei, agnostici , razionalisti) e delle diverse fedi in una ottica laica e non di parte sarebbe invece auspicabile. Nostante sia antistorica, sbagliata e deficitaria, l’attuale normativa prevede l’obbligo per le scuole di istituire l’ora alternativa, garantendone  l’attivazione ed il finanziamento. Diverse segnalazioni di  studenti e genitori ci informano del fatto che ciò frequentemente non avviene.  Anche chi sceglie di non avvalersi dell’IRC talvolta viene “tenuto” in classe durante l’ora di religione, oppure costretto a non ricevere una adeguata alternativa. Le chiediamo pertanto di avviare un monitoraggio della applicazione della normativa e di sollecitare scuole ed istituti ad attivare le alternative all’IRC previste per legge, in attesa che l’ora di religione venga finalmente superata e consegnata al  passato. Prospettiva per la quale continueremo a batterci con forza.

Distinti Saluti

Jean – Félix Kamba Nzolo (coordinatore della “Consulta del VCO per la Laicità delle Istituzioni”)

Fabio Ruta (segretario organizzativo della “Consulta del VCO per la Laicità delle Istituzioni”)

giovedì 6 giugno 2013

Quaderni laici n.9

Nuove materie scolastiche per la formazione di buoni cittadini ed esseri umani
prezzo: 15,00€
Educazione alla cittadinanza, per educare al rispetto dei diritti costituzionali di tutti i cittadini
Educazione sessuale, per educare a una sessualità serena fondata sul rispetto
Storia delle religioni e del libero pensiero, per insegnare diverse visioni del mondo e concezioni etiche

Nella prospettiva di una moderna didattica laica si rivela essenziale istituire due nuove materie curriculari obbligatorie, Educazione alla cittadinanza ed Educazione sessuale, nonché una nuova materia facoltativa, Storia delle religioni e del libero pensiero, che dovrebbe poi sostituire l’insegnamento facoltativo concordatario della religione cattolica, divenendo obbligatoria.
Uno Stato laico non può infatti abdicare né demandare ad altri la formazione di buoni cittadini, educati al rispetto dei diritti costituzionali di tutti, in primis le minoranze, nonché di esseri umani che conoscano le diverse e possibili visioni del mondo fondate sulle varie religioni o concezioni etiche e capaci di vivere una sessualità serena fondata sul rispetto dei partner.

Dibattito: Monica Lanfranco, Maryam Namazie, Shahrzad Sabry, Wassyla Tamzali

Intervista di Federico Calcagno a Tullio Monti

domenica 12 maggio 2013

Eutanasia e Testamento biologico incontro pubblico a Cesara

PATROCINIO DEL COMUNE DI CESARA
 
Giovedì 23 maggio 2013
Cesara
Sala Polifunzionale via M. Garga 12
ore 21.00
INCONTRO PUBBLICO
PRESENTAZIONE DELLA PROPOSTA DI LEGGE
DI INIZIATIVA POPOLARE PER
EUTANASIA  LEGALE  E TESTAMENTO BIOLOGICO
interverranno:
Mina Welby : Comitato Nazionale Radicali Italiani e Presidente della
Associazione Luca Coscioni
Jean – Félix Kamba Nzolo : Pastore delle Chiese Metodiste di Verbania e
Omegna. Coordinatore della Consulta del VCO per la Laicità delle Istituzioni.
Erika Bonfanti : Vice Sindaco  del Comune di Cesara
Gianpiero Bonfantini: Segreteria  dell' Ass. Radicali senza fissa dimora
 
"Ammalarsi fa parte della vita. Come guarire, morire, nascere, invecchiare, amare. Le buone leggi servono alla vita: per impedire che siano altri a decidere per noi, in nome di Stati o religioni; per garantire libertà e responsabilità alle nostre scelte, drammatiche e felici. Fino alla fine."
Per informazioni
Cell. 3319902109
 

Educare al pregiudizio? No grazie


COMUNICATO STAMPA

“Educare al pregiudizio? No grazie”

Siamo arrivati al triste paradosso che in momenti formativi dedicati alla “accoglienza della diversità” vengono proposti pregiudizi retrogradi nei confronti dell’omosessualità: il tutto con patrocinio della Commissione pari opportunità della provincia, dall'Ufficio pari opportunità provinciale e dal Comune di Verbania. Ci associamo dunque alla denuncia proposta da Marco Coppola presidente Arcigay Nuovi Colori ed  Elena Broggi presidente AGEDO Verbania onlus, che rendono nota una vicenda dai contorni davvero inquietanti. Che vede come “protagonista” la pedagogista Luisa Fressoia conduttrice di un percorso formativo che ha coinvolto diverse classi di istituti della nostra provincia.  Fressoia ha relazionato il lavoro svolto in un incontro a Villa Giulia della Scuola per Genitori intitolato “Come accogliere la diversità. Dalla diversità culturale alle differenze sessuali. Le voci dei ragazzi a scuola”. Tema interessante, lodevole iniziativa….Peccato che la pedagogista in questione abbia sostenuto tesi inaccettabili, ben riassunte dal comunicato di Arcigay e Agedo. Tesi che riprendono le solite argomentazioni trite e ritrite,  retrograde ed oscurantiste, di chi vede l’omosessualità come “qualcosa da riparare”. Biancofiore Style per intenderci, con tutto il corollario di attacco ai movimenti per i diritti lgbt ed il consueto logoro argomentario ideologico di chi artificiosamente contrappone le famiglie eterosessuali considerate naturali, alle coppie omosessuali (evidentemente a torto non ritenute tali). Come Consulta del VCO per la Laicità delle Istituzioni chiediamo alle istituzioni pubbliche che hanno patrocinato questa iniziativa di prendere seccamente distanza da queste teorie del tutto antiscientifiche (in netto contrasto con quanto le discipline pedagogiche, psicologiche, educative oggi affermano). Chiediamo con forza agli Istituti coinvolti di interrompere immediatamente ogni collaborazione con la pedagogista in oggetto. Invitiamo inoltre le associazioni di pedagogisti,  formatori, educatori e le facoltà di scienze della formazione  a stigmatizzare duramente l’accaduto. Nessuno abbia il diritto di travestire il pregiudizio spacciandolo per formazione e pratica pedagogica. Cose di questo genere avvengono nel nostro Paese, avvelenato da forme di invadenza clericale che ne bloccano lo sviluppo e la modernizzazione. Un Paese che, mentre la Francia approva il matrimonio egualitario, nemmeno è riuscito a varare una legge contro l’omofobia. Noi non ci arrendiamo e sappiamo che un giorno potremo scrivere pagine più felici e che anche l’Italia finalmente uscirà dal medioevo.

Jean – Félix Kamba Nzolo

(coordinatore della Consulta del VCO per la Laicità delle Istituzioni)

Fabio Ruta

(segretario organizzativo della Consulta del VCO per la Laicità delle Istituzioni)

giovedì 9 maggio 2013

Proposta di legge di iniziativa popolare su: Rifiuto di trattamenti sanitari e liceita’ dell’eutanasia




Relazione

Ben oltre la metà degli italiani, secondo ogni rilevazione statistica, è a favore dell'eutanasia legale, per poter scegliere, in determinate condizioni, una morte opportuna invece che imposta nella sofferenza. I vertici dei partiti e la stampa nazionale, invece, preferiscono non parlarne: niente dibattiti su come si muore in Italia, tranne quando alcune storie personali si impongono: Eluana e Beppino Englaro, Giovanni Nuvoli, i leader radicali Luca Coscioni e Piero Welby.
Oggi, chi aiuta un malato terminale a morire - magari un genitore o un figlio che implora di porre fine alla sofferenza del proprio caro - rischia molti anni di carcere. Il diritto costituzionale a non essere sottoposti a trattamenti sanitari contro la propria volontà è costantemente violato, anche solo per paura, o per ignoranza. La conseguenza è il rafforzamento della piaga tanto dell'eutanasia clandestina che dell'accanimento terapeutico.
Per rimediare a questa situazione, proponiamo poche regole e chiare, che stabiliscano con precisione come ciascuno possa esigere legalmente il rispetto delle proprie decisioni in materia di trattamenti sanitari, ivi incluso il ricorso all'eutanasia.

“Rifiuto di trattamenti sanitari e liceità dell'eutanasia”

Articolo 1
Ogni cittadino può rifiutare l’inizio o la prosecuzione di trattamenti sanitari, nonché ogni tipo di trattamento di sostegno vitale e/o terapia nutrizionale. Il personale medico e sanitario è tenuto a rispettare la volontà del paziente ove essa:
1) provenga da soggetto maggiorenne;
2) provenga da un soggetto che non si trova in condizioni, anche temporanee, di incapacità di intendere e di volere, salvo quanto previsto dal successivo articolo 3;
3) sia manifestata inequivocabilmente dall’interessato o, in caso di incapacità sopravvenuta, anche temporanea dello stesso, da persona precedentemente nominata, con atto scritto con firma autenticata dall’ufficiale di anagrafe del comune di residenza o domicilio, “fiduciario per la manifestazione delle volontà di cura”.
Articolo 2
Il personale medico e sanitario che non rispetti la volontà manifestata dai soggetti e nei modi indicati nell’articolo precedente è tenuto, in aggiunta ad ogni altra conseguenza penale o civile ravvisabile nei fatti, al risarcimento del danno, morale e materiale, provocato dal suo comportamento.
Articolo 3
Le disposizioni degli articoli 575, 579, 580 e 593 del codice penale non si applicano al medico ed al personale sanitario che abbiano praticato trattamenti eutanasici, provocando la morte del paziente, qualora ricorrano le seguenti condizioni:
1) la richiesta provenga dal paziente, sia attuale e sia inequivocabilmente accertata;
2) il paziente sia maggiorenne;
3) il paziente non si trovi in stato, neppure temporaneo, di incapacità di intendere e di volere, salvo quanto previsto dal successivo articolo 4;
4) i parenti entro il secondo grado e il coniuge con il consenso del paziente siano stati informati
della richiesta e, con il consenso del paziente, abbiano avuto modo di colloquiare con lo stesso;
5) la richiesta sia motivata dal fatto che il paziente è affetto da una malattia produttiva di gravi
sofferenze, inguaribile o con prognosi infausta inferiore a diciotto mesi;
6) il paziente sia stato congruamente ed adeguatamente informato delle sue condizioni e di tutte le possibili alternative terapeutiche e prevedibili sviluppi clinici ed abbia discusso di ciò con il medico; 
7) il trattamento eutanasico rispetti la dignità del paziente e non provochi allo stesso sofferenze fisiche. Il rispetto delle condizioni predette deve essere attestato dal medico per iscritto e confermato dal responsabile della struttura sanitaria ove sarà praticato il trattamento eutanasico .
Articolo 4
Ogni persona può stilare un atto scritto, con firma autenticata dall’ufficiale di anagrafe del comune di residenza o domicilio, con il quale chiede l’applicazione dell’eutanasia per il caso in cui egli successivamente venga a trovarsi nelle condizioni previste dall’art. 3, comma 5 e sia incapace di intendere e volere o manifestare la propria volontà, nominando contemporaneamente, nel modo indicato dall’art. 1, un fiduciario, perché confermi la richiesta, ricorrendone le condizioni.
La richiesta di applicazione dell’eutanasia deve essere chiara ed inequivoca e non può essere soggetta a condizioni. Essa deve essere accompagnata, a pena di inammissibilità, da un’autodichiarazione, con la quale il richiedente attesti di essersi adeguatamente documentato in ordine ai profili sanitari, etici ed umani ad essa relativi.
Altrettanto chiara ed inequivoca, nonché espressa per iscritto, deve essere la conferma del fiduciario.
Ove tali condizioni, unitamente al disposto di cui al precedente art. 3, comma 7 siano rispettate, non si applicano al medico ed al personale sanitario che abbiano attuato tecniche di eutanasia, provocando la morte le paziente, le disposizioni degli articoli 575, 579, 580 e 593.

venerdì 12 aprile 2013

"Eutanasia Legale", nasce il comitato promotore nel VCO

Nasce anche nel Verbano Cusio Ossola il Comitato Promotore a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare su “Rifiuto di trattamenti sanitari e liceità dell’eutanasia”, promossa da Associazione Luca Coscioni, Exit, Uaar, Radicali italiani, Amici di Eleonora Onlus. Del Comitato Provinciale fanno per ora parte la "Consulta del VCO per la Laicità delle Istituzioni", Uaar VCO, Radicali Italiani e Associazione Luca Coscioni. L'iniziativa è stata presentata nel corso di una conferenza stampa che si è tentuta Martedì 9 Aprile nella Sala Pestalozzi in Corso Mameli 19 ad Intra. Alla conferenza ha preso parte Mina Welby, di nuovo a Verbania dopo aver sostenuto la campagna per l'adozione dei registri comunali per i testamenti biologici, alla quale sino ad ora hanno aderito i comuni di Baveno, Villadossola, Domodossola e Montescheno. Welby - in serata ospite di un partecipato "Incontro Ecologico" presso il Chiostro di Intra - ha avuto modo di sottolineare l'importanza della proposta di legge per riconoscere il libero arbitrio delle persone nelle scelte di fine vita. Nonostante il tema sia cancellato dai potenti della disinformazione e della politica, secondo il Rapporto Eurispes Italia 2013 per quest’anno si attesta al 64,6% il numero di quanti si dichiarano favorevoli all’eutanasia, con un incremento del 14,5% in più rispetto all’anno scorso, quando solo il 50,1% si era espresso favorevolmente. Il Comitato Promotore rivolge un appello alle associazioni, alle forze politiche ed ai cittadini affinché sostengano la raccolta di firme per la presentazione della proposta di legge di Iniziativa Popolare ed annuncia future iniziative.
Fabio Ruta
(segretario organizzativo della "Consulta del VCO per la Laicità delle Istituzioni

giovedì 4 aprile 2013

Conferenza Stampa con Mina Welby a Verbania

Martedì 9 Aprile 2013, alle ore 18, nella Sala Pestalozzi in Corso Mameli a Verbania ci sarà la conferenza stampa indetta dal nascente comitato promotore del VCO per presentare l’inizio della campagna di raccolta firme per una proposta di legge di iniziativa popolare su “Rifiuto di trattamenti sanitari e liceità dell’eutanasia”, promossa da Associazione Luca Coscioni, Exit, Uaar, Radicali italiani, Amici di Eleonora Onlus.
Nonostante il tema sia cancellato dai potenti della disinformazione e della politica, secondo il Rapporto Eurispes Italia 2013 per quest’anno si attesta al 64,6% il numero di quanti si dichiarano favorevoli all’eutanasia, con un incremento del 14,5% in più rispetto all’anno scorso, quando solo il 50,1% si era espresso favorevolmente. Al suicidio assistito – che determina la fine della vita con l’intervento di un medico anche in assenza di malattie – è contrario il 63,8% degli italiani (lo scorso anno era convinto di questo il 71,6%), ma ottiene comunque il favore del 36,2% (contro il 25,3% del 2012).
Sarà presente alla Conferenza Stampa Mina Welby (che in serata sarà ospite alle ore 21.00 degli "Incontri Ecologici" presso il Chiostro di Intra. Inoltre saranno presenti esponenti delle associazioni e forze politiche che aderiscono al Comitato ancora in formazione (tra cui UAAR - VCO, Radicali Italiani e la nostra "Consulta del VCO per la laicità delle Istituzioni" che, in accordo con il "Coordinamento Nazionale delle Consulte per la Laicità delle Istituzioni" sostiene l'iniziativa).
Vi chiediamo di dare notizia di questa iniziativa e partecipare
Distinti Saluti
Fabio Ruta
(Segretario Organizzativo della "Consulta del VCO per la Laicità delle Istituzioni".

mercoledì 6 febbraio 2013

L'ora di religione cattolica nelle scuole pubbliche



Vademecum per chi non sceglie l'insegnamento della religione cattolica
Al fine di garantire una corretta informazione in merito alla scelta se avvalersi o meno dell'insegnamento della religione cattolica nelle scuole e soprattutto di vedere concretamente garantite le 4 opzioni (compresa quella delle materie alternative) a disposizione di chi non intenda avvalersene, si pubblica questo breve Vademecum informativo complessivo su tutta la vicenda dell'insegnamento della religione cattolica (IRC) e dell'ora alternativa.
Si ricordi che IRC:
-    è un insegnamento confessionale cattolico, in quanto gli insegnanti sono selezionati dalla curia, con titoli di studio conseguiti presso istituti riconosciuti dalla Santa Sede e non con concorsi pubblici.
-    si tratta di una condizione di privilegio nei confronti di una confessione, sia pure la più numerosa  nel paese, che spesso si traduce nella presenza di una forte simbologia cattolica in una scuola che dovrebbe essere laica e pubblica.
-    è una materia pienamente facoltativa (Nuovo Concordato del 1984; sentenze che la Corte Costituzionale ha emesso sulla questione: n. 203/1989, n. 13/1991, n. 290/1992 e relative circolari applicative): avvalersi o non avvalersi dell’IRC(insegnamento della religione cattolica) è una libera scelta. L’art. 9 della legge n. 121 del 1985, che recepisce il neo-Concordato del 1984, dispone che il diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi dell’IRC è garantito a ciascuno e che tale scelta non può dare luogo ad alcuna forma di discriminazione
-    la scelta va fatta all’atto dell’iscrizione ed «ha effetto per l'intero anno scolastico cui si riferisce e per i successivi anni di corso nei casi in cui è prevista l'iscrizione d'ufficio, fermo restando, anche nelle modalità di applicazione, il diritto di scegliere ogni anno se avvalersi o non avvalersi dell'Irc» (Intesa tra la CEI e il MPI :Punto 2.1 del DPR 751/85; DL 297/94 artt..310-11,Testo Unico sulla legislazione scolastica). La scuola deve ogni anno fornire un'adeguata e tempestiva informazione per garantire la possibilità di modificare o confermare la scelta: quindi i genitori o gli studenti che intendono cambiare la scelta per l'anno scolastico successivo devono notificarlo espressamente alla scuola entro gennaio-febbraio, mesi delle iscrizioni.
Se non ci si avvale dell’IRC ci sono quattro diverse possibilità, che le scuole sono tenute a garantire tutte:
1) “attività alternative” all’IRC (indicate nei moduli delle scuole come “attività didattiche e formative”) . Per la difficoltà di gestire l’orario degli insegnanti, per la carenza di fondi, per i tagli al personale, le scuole tendono a non attivarle. Ma, se sono richieste (anche da un solo studente, così come per l’IRC), la scuola è tenuta ad organizzarle. Sono deliberate dal Collegio dei docenti,sentito il parere di alunni e genitori, e prevedono un programma e un docente apposito, oltre alla valutazione del profitto sotto forma di giudizio (escluso dalla media dei voti). Occorre chiarire che l’attività alternativa è dovuta e, qualora non ci fossero i docenti, si deve procedere alla chiamata di un incaricato, come si farebbe per qualsiasi altra disciplina. Le attività sono finanziate con i fondi di appositi capitoli di spesa stabiliti ogni anno, regione per regione, con la Legge Finanziaria ("Spese per l'insegnamento della religione cattolica e per le attività alternative all'insegnamento della religione cattolica, con esclusione dell'IRAP e degli oneri sociali a carico dell'amministrazione").
2) studio individuale: la scuola deve individuare locali idonei ed assicurare adeguata assistenza.
3) libera attività di studio e/o ricerca senza assistenza di personale docente. La scuola è comunque tenuta a garantire la sicurezza e la vigilanza.
4) non essere presente a scuola: chi non ha scelto l’IRC non ha alcun obbligo, e quindi non è tenuto ad essere presente a scuola durante l’ora di IRC.. Naturalmente i genitori degli allievi minorenni devono dichiarare per iscritto che consentono ai figli di assentarsi dalla scuola in quelle ore. Questa possibilità è stata inizialmente definita dalla circ. min. 9/1991 applicativa delle sentenze della Corte costituzionale n.203/1989,n.13/1991 per le quali chi non segue l’insegnamento della religione cattolica è in uno "stato di non obbligo".
Non obbligo significa non essere costretti a nulla contro la propria volontà. (ad es. non si può essere trasferiti in classi diverse dalla propria, non si può essere costretti a stare in classe durante
l’IRC, non si può essere costretti a scegliere l’uscita dalla scuola se non è una libera scelta, non si
può essere costretti a fare un’attività alternativa se non si è liberamente scelta quell’opzione).
Ovviamente l'insegnante di RC non deve partecipare agli scrutini di chi non si avvale. Per chi si avvale, il DPR 202 /1990 al punto 2.7 recita : “nello scrutinio finale, nel caso in cui la normativa statale richieda una deliberazione da adottarsi a maggioranza, il voto espresso dall’insegnante di religione cattolica, se determinante, diviene un giudizio motivato iscritto a verbale”, ciò al fine di evitare promozioni (o bocciature) determinate soltanto dalla scelta dell’IRC. Tale norma vale anche, allo stesso modo, per i docenti di materia alternativ
Anche se questa disposizione non dovrebbe dare adito a interpretazioni controverse, vi sono sentenze discordanti emesse da Tribunali Amministrativi Regionali. Che il giudizio motivato, trascritto a verbale, non sia rilevante sul piano del computo effettivo dei voti è chiaramente affermato nella Sentenza n. 780 del 16 ottobre 1996 emessa dalla prima sezione del TAR del Piemonte, oltre che dalla limpida interpretazione del ministro P.I. on. Giancarlo Lombardi, in carica nel 1990.
COMPORTAMENTI ILLEGITTIMI
Sulla base di quanto detto e in rapporto alla laicità della scuola pubblica, alcuni comportamenti tenuti dalla scuola sono illegittimi.
Ad esempio:
• non organizzare le attività previste e scelte in alternativa all'IRC
• consegnare moduli che non prevedono rigorosamente le 4 opzioni
•  convincere i genitori a cambiare la scelta espressa
•  impedire di cambiare la scelta da un anno all'altro
• impedire all'allievo di uscire dalla scuola durante l'ora di religione e/o fissare l'IRC in un orario che impedisca l'uscita da scuola (in particolare nella scuola materna ed elementare)
•  utilizzare l'ora di religione per altre attività scolastiche
• fare propaganda religiosa all'interno della scuola (visite pastorali, pellegrinaggi, benedizioni...)
•  valutazione in pagella dell'IRC e/o delle attività alternative
•  richiesta di pagamento per usufruire delle attività alternative. A tale proposito in una nota del 7 marzo 2011 del ministero dell’Economia e delle Finanze concordata con il MIUR si evidenzia che :
Al riguardo, poiché a seguito della scelta effettuata dai genitori e dagli alunni, sulla base della normativa vigente, di avvalersi dell'insegnamento delle attività alternative, le stesse costituiscono un servizio strutturale obbligatorio, si ritiene che possano essere pagate a mezzo dei ruoli di spesa fissa.

Non avvalersi dell’IRC è un tuo diritto: esigi che sia pienamente rispettato!

ORA ALTERNATIVA ALL’IRC: UN DIRITTO CHE DEVE ESSERE GARANTITO
La C.M. n. 9 del 18 gennaio 1991, sulla base degli accordi di revisione del Concordato stipulati nel 1984 fra lo Stato italiano e la Santa Sede ed in ottemperanza alla sentenza della Corte Costituzionale n°13/1991, chiarisce il carattere pienamente facoltativo della frequenza dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche. In particolare, stabilisce per coloro che non intendono avvalersi di tale insegnamento la possibilità di scegliere fra quattro differenti opzioni: non presenza a scuola durante le ore di IRC, studio assistito da parte di personale docente, studio non assistito nei locali dell’istituto scolastico, attività didattiche e formative (meglio note come “ora alternativa”).
Il mondo laico, com’è noto, rifiuta in linea di principio la presenza all’interno della scuola pubblica di un insegnamento di natura confessionale (non si tratta infatti di una storia delle religioni o del fatto religioso) impartito da docenti scelti dalle autorità ecclesiastiche ma pagati dallo Stato italiano con i soldi di tutti i contribuenti (si noti, fra l’altro, che i tagli previsti dai nuovi quadri orari legati alla riforma “Gelmini” risultano ancor più consistenti se si tiene conto che in essi viene conteggiata anche l’ora di religione, la quale, essendo facoltativa, non dovrebbe essere computata nell’offerta formativa). Negli ultimi anni il dibattito si è fatto particolarmente vivace e si è intrecciato
con quello più ampio sull’opportunità di introdurre nella scuola pubblica un insegnamento del fatto religioso o di storia delle religioni (e non solo di quella cattolica) non confessionale e fondato su criteri di scientificità; e, in caso di risposta affermativa, sull’alternativa fra l’ipotesi che tale insegnamento venisse diluito all’interno delle discipline già esistenti e quella che esso fosse una disciplina pienamente autonoma con tanto di docenti, voto e orario specifici. In effetti, sono stati praticati alcuni esperimenti miranti a introdurre tale insegnamento proprio nell’ambito dell’ora alternativa. Si tratta di tentativi interessanti e da incentivare, ma è importante ribadire che in nessun caso essi devono portare ad indebolire l’assoluta facoltatività dell’IRC, ed in particolare l’effettiva possibilità di scegliere di non avvalersi di alcun insegnamento ad esso alternativo.
Resta il fatto che attualmente il problema principale è quello di garantire l’effettiva agibilità di tutte le scelte previste dalla normativa. In particolare, appare preoccupante il fatto che negli ultimi anni è diventato sempre più difficile per studenti e famiglie ottenere l’attivazione dell’ora alternativa; cosa che appare assai grave sia in linea di principio che per le sue concrete conseguenze. Innanzitutto, infatti, l’esigibilità di un diritto garantito dalla legge deve essere difesa da tutti i laici, anche da coloro che non nutrono particolari entusiasmi per l’ora alternativa. In secondo luogo, mentre nelle scuole superiori la non attivazione dell’ora alternativa si traduce perlopiù nell’uscita da scuola, la situazione è ben diversa nel caso della scuola primaria e media inferiore. E’ quanto emerge un’indagine promossa dalla Consulta Torinese per la Laicità delle istituzioni, dal Comitato Torinese per la Laicità della Scuola, dal COOGEN, dalla FNISM Torino, dal CIDI Torino, dall’Associazione “31 ottobre”, dalla CUB Scuola e dal Gruppo di Studi Ebraici Torino. Dai dati raccolti risulta che in molte scuole l’ora alternativa non viene attivata, anche a fronte di un numero di richieste non sempre irrilevante. Soprattutto nelle scuole primarie il risultato concreto è che durante le ore di IRC i bambini non avvalentisi vengono spesso parcheggiati in altre classi o invitati ad essere presenti come uditori alle lezioni di religione; quando non sono gli stessi genitori, timorosi di vedere i propri figli abbandonati a se stessi, a preferire da ultimo farli frequentare l’IRC.
Il pretesto addotto dai dirigenti scolastici per non attivare l’ora alternativa è che le scuole, a maggior ragione in questo periodo di tagli dei finanziamenti, non sarebbero in grado di sostenerne i costi. In realtà i decreti del Ministero dell’Economia e delle Finanze stanziano ogni anno cifre cospicue per il pagamento sia dei docenti di IRC a tempo determinato, sia degli insegnanti di ora alternativa: in particolare, a livello piemontese sono disponibili ogni anno circa 38 milioni di euro ripartiti fra i vari ordini di scuola.  Pertanto non c’è alcun bisogno che i dirigenti scolastici raschino il fondo di bilanci di istituto sempre più dissestati; è sufficiente che, a fronte di richieste di ora alternativa, richiedano i fondi necessari disponibili a livello regionale.
Insomma, la situazione è in grande movimento e va tenuta costantemente sotto controllo, per evitare abusi e inadempienze e l’associazionismo laico è pronto a continuare la propria battaglia anche su questo terreno, al servizio dei diritti degli studenti, delle famiglie e della laicità della scuola.
Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni

Siti su cui puoi approfondire l’argomento:
www.torinolaica.it
www.retescuole.net/
www.associazione31ottobre.it/
www.coogen.org
www.genitoridemocratici.it